DEI DUCIII D’AUMALE 555 messo di tenergli dietro con un piccolo corpo di genti, troppo da vicino gli si accostasse : sicché il margravio piombando sopra di lui a Saint-Nicolas,,lo fece prigione dopo un fiero combattimento, nel quale al duca mori sotto il cavallo e da tre colpi di pistola restò egli stesso ferito. Rimesso in libertà nel 1553, Claudio diede nell’anno stesso novelli saggi del suo valore alla presa di Mariemburgo, nel seguente alla giornata di Rente, nel 1555 in Piemonte, ove prese il 19 settembre la città di Vulpiano dopo tre settimane d’assedio. Accompagnò poi nel 1556 suo fratello il duca di Guisa, il quale movea in soccorso del pontefice Paolo IV assalito a nome dell’ imperatore dal duca d’AIba viceré di Napoli. Richiamato l’anno appresso dopo la celebre giornata di Saint-Quentin, gli si affidò dal duca di Guisa una parte delle sue armate, cui ricondusse in Francia attraversando il paese de’ Grigioni-(Brantome). Ebbe parte nel i558 alla ripresa di Calais, neì i562 alle battaglie di Dreux, nel 1667 a quella di Saint-Denis, e nel i56i) a quella di Montcontour ed all’ assedio di Saint-Jean-d’Angeli. 11 duca d’ Aumale 11011 potè giammai perdonare all’ammiraglio di Coligni la morte di Francesco suo fratello duca di Guisa, della quale lo riguardava siccome 1’ autore od il complice. Risoluto, com’era, di vendicamela allorché il destro gli si- offerisse, ricusò di trovarsi nel i566 all’assemblea di Moulins, ove il re combinò la riconciliazione del-l’ammiraglio colla duchessa vedova dell’estinto Francesco di Guisa e coi cardinali di Lorena e di Guisa di lui fratelli. Non è quindi meraviglia che con tale disposizione d’animo egli sia stalo nel uno de’principali attori della orribile scena di Saint-Barthélemi, sebbene nè desso nè alcun principe di sua famiglia prendesse parte nel consiglio in cui venne ordinata. Quando però egli ebbe saziata la sua vendetta contro l’ammiraglio e gli altri signori più distinti del di lui partito, rientrò in que’ sentimenti di generosità che gli erano connaturali, e adoperossi col duca Enrico di Guisa suo nipote a salvar dallo scempio un gran numero di persone; ed una tale testimonianza gli viene resa da la Popoliniere scrittor protestante. Il sangue però di tre in quattromila uomini versato in questo macello lungi dall’estinguere, come s’era speralo, la face della guerra