DEI CONTI DI BOULOGNE stesso Costantino, pubblicata da Enrico di Valois in seguito al suo Aramieno Marcellino., è ancora più preciso nel prendere indifferente Gesoriaco e Boulogne nel medesimo testo; e ciò parlando della celerità con cui Costantino attraversò l’Italia e le Alpi, e si restituì presso il padre a Boulogne, nomata Gesoriaco, com’ egli dice, dai Galli, per sottrarsi agli aguati cbe gli si tendevano nella corte di Diocleziano: Qui ut Sevenirti per Italiani transiens vitaret, sumiría festinatione, veredas post se truncatis, Alpes trans-gressus ad patrem Constantium veriit apud Bononiam (juam Galli prius Gesoriacum vocabant. Ciò cbe prestò occasione di sostituire al nome Gesoriaco quello di Bononia, si fu, giusta la più probabile opinione, lo stabilimento d’una colonia italiana tratta da Bologna la pingue. Gesoriaco era uno dei porti più frequentati della Gallia Belgica, e Caligola all’epoca che si trovava in que’luoghi, immaginando di volersi • imbarcare con una flotta per la Gran-Bretagna, vi fece costruire un faro, il quale si conservò sin verso la metà del secolo scorso sotto il nome di Torre £ ordine, in latino Turris ardens, e per corruzione Turris ordans ovvero odrans. Questa torre, innalzata sull’ alto della spiaggia che dominava il porto, era ottagona, ed aveva ciascuno dei lati circa venticinque piedi. Dodici specie di logge praticate all’esterno nella grossezza del muro, l’andavano grado grado stringendo sino alla sommità, ove si accendevano nella notte de’fuochi a guida de’vascelli che navigavano nella Manica. Diversi moderni pretendono che il porto di Boulogne sia il portas Iccius, ove Cesare s’imbarcò ben due volte per passare nella Gran-Bretagna; ma noi preferiamo l’opinione di M. d’Anville, il quale pensa che questo porto sia Wit-Sand o Wissan lungi tre leghe da Guiñes verso occidente. Il Boulonnais non ebbe confini fissi e determinati che dopo essere stato smembrato dal Ponthieu ed eretto in una particolare contea.