i7o CRONOLOGIA STORICA si tratterrebbe a titola di peguo, e come in sicurtà de’suoi crediti fino ai momento deli’estinzione, tutto ciò ciie aveva riconquistato. Dopo varie ammonizioni, che non sortirono alcun effetto, il vescovo procedette fino alla scomunica, che fu pronunziata nel io gennaio del 1290. Ora essendosi il conte appellato a Roma da questa sentenza, le parti cominciarono a ravvicinarsi, e nel 19 settembre dell’anno stesso si accomodarono ai seguenti patti. 11 conte lasciava al vescovo la pesca, i pedaggi, i molini, casalia molen-dinorum non meno che la signoria ed altri diritti; ed il vescovo dal suo lato concedevagli in feudo, vita durante dell’uno e dell’altro, toto tempore vitae nostrae et comitis, il vidomato, di cui il conte gli prestò omaggio, assentendo che colili il quale esercitava questo officio in suo nome, prestasse‘giuramento di fedeltà al prelato ed a’suoi uffi-ziali, e loro rendesse conto degli emolumenti onde il vescovo conservava una porzione. Quanto poi al castello dell’isola, per la cui restituzione il conte richiedeva esorbitanti somme, fu convenuto che quest’articolo si sarebbe posto in un compromesso, e che finché resterebbe in sospeso, il castellano che il conte porrebbe nella piazza, obbedirebbe al vescovo ed alle ordinanze che da sua parte gli verrebber dirette per custodire ovvero sciogliere i prigionieri che sarebbero detenuti; imperciocché questo forte era la pubblica prigione (Sport., n.° XXI et M. Levrier, toni. I, pag. i5y e 161). Il buon prelato immaginavasi di avere con si fatto accordo assicurata la propria tranquillità; ma il conte di Savoja non tardava a smentire questa sua credenza. Col favore del vidomalo che eragli confermato, sostenne che l’intera giurisdizione gli spettasse in Ginevra, come che questo titolo non fessegli attribuito che per la bassa giustizia, colla polizia in prima istanza, e si fe’ ad esercitarla in modo militare e dispotico. Gli officiali del vescovo vollero ben opporsi alle sue violenze, ma egli li discacciò nè volle riconoscere altre leggi che il proprio arbitrio. Il prelato, cosi ristretto alla sua spirituale autorità, credette di dover por mano alle vie canoniche contro i suoi oppressori, e mostrò -nell’uso che seppe farne quella prudenza e moderazione che si addicevano al suo carattere. Convocato nella chiesa di Sau-