DEI MARCHESI DI MANTOVA 387 la protezione dei Veneziani. Si giudicherà quale dovesse essere questo reggente, pensando che, geloso della gloria di Virgilio, egli le’gettare nel Mincio la statua di questo grande poeta. Giovanni Francesco sostenne col suo valore la gloria che il padre suo s’era .acquistata coll’armi, li-pontefice Giovanni XXIII lo elesse quindi a generale delle truppe della chiesa, nella guerra ch’egli ebbe contro Ladislao re di Napoli, ed egli difese valorosamente Bologna assediata da Malatesta signor di Rimini, generale di Ladislao. Egli accolse nel 1^18 il pontefice Martino V, che da Milano giunse a Mantova nel 25 ottobre e vi soggiornò fino al 7 febbraio 14 >Q- Indi entrò ben tosto nella lega conchiusa a’27 giugno i425 fra i Veneziani, i Fiorentini ed i marchesi d’Este e di Monferrato contro Filippo Maria duca di Milano. Giovanni Francesco Gonzaga, Francesco Carmagnola e Nicolao Tolentino capitanavano le truppe confederate : Francesco Sforza, Nicola Piccinino e Guido li Torelli, che nel precedente anno aveva già rimesso Giovanna li sul trono di Napoli, erano i generali che il duca di Milano lor contrappose. Giovanni F'rancesco prese in questa campagna le cittadelle di Brescia ed Asola, e rientrò in trionfo a Mantova. Questa guerra gli fornì il destro di dare ogni specie di prove della sua bravura e del suo coraggio. Egli capitanava nel i43i i Veneziani nel Bresciano, e Carmagnola nel Cremonese, allorché Sforza, Torelli e Piccinino, avendo ingannato Carmagnola, attaccarono sul Po nel 22 maggio dello stesso anno la flotta veneziana, ventitré miglia circa al di sotto di Cremona. Nicola Trevisano che la capitanava fu totalmente rotto. Giovanni Francesco di Gonzaga, Trevisano e Carmagnola furono mandati a Venezia. La repubblica fé’ troncare il capo a Trevisano per essersi lasciato battere ed a Carmagnola per non averlo soccorso , e rimeritò Giovanni Francesco del suo zelo c della sua condotta. Filippo Maria Visconti op-posegli tostamente Guido Torelli, inviandolo nel 7 dicembre i432, col titolo di comandante generale delle sue genti, nella Valtellina, nel Bresciano e nel Bergamasco. L’alta riputazione di questo grand’uomo e la sua destrezza contribuirono ad affrettare la pace che Nicolao d’Este marchese di Ferrara cercava d’intavolare, e che venne final-