DEI DUCIII DI MILANO 337 Polissena della casa di Rufo, la quale gli recò in dote la città di Montalto e molte belle terre in Calabria. L’anno 1424 essendosi recato dopo la morte del ¡genitore a presentarsi alla regina Giovanna nella città dì Aversa, ne venne accolto coi segni della più viva affezione e della più perfetta riconoscenza pei rdevanti servigi che Jacopo Sforza avea resi a questa principessa. Fu allora eh’essa fece assumere a Francesco il soprannome di Sforza, in luogo di quello di Attendolo, che aveva fino allora portato. L’anno 1425 egli passò al servigio del duca di Milano con mila cinquecento cavalieri, che aveano dimostrato il loro valore sotto Giovanni Galeazzo. Il duca lo spedì sui finire del 1427 in soccorso di Genova contro Tommaso di Campofre-goso e contro altri sbanditi, i quali infestavano questa città. Essendosi però addentrato nelle gole dell’Apennino, moltissimi de’suoi perirono oppressi da quei del paese, che faceano rotolare sopra di loro de’macigni dall’alto delle montagne; ed il rimanente potè a mala pena con esso riparare nel castello di Ronco. Coloro che lo invidiavano, si prevalsero di tale rovescio per ¡screditarlo nell’animo dei duca, dal quale ottennero un ordine con che veniva relegato a Mortara, ove passò due anni senza potersi giustifi-' care. Si pretese eziandio che se il conte Guido li Torelli non si fosse posto in sua difesa, due volte avrebbfe corso rischio di perdere il capo, perchè si sospettava volesse porsi al servigio de’Veneziani o dei Fiorentini. Convinto alla fine della sua innocenza, il duca gli restituì il suo favore, e nel i43o lo inviò alla difesa della città di Lucca, di cui costrinse i Fiorentini a levar l’assedio. Questo principe desiderando di ricoverare Rergamo e Brescia, di cui i Veneziani s’erano impadroniti, equipaggiava sul Po contro di loro una flotta ragguardevole, a capi della quale pose Francesco Sforza, Guido 11 Torelli, Nicola Piccinino ed altri valenti capitani. Dopo varie battaglie contro la flotta dei Veneziani, riportarono infine sopra essa una compiuta vittoria a’ a3 maggio i43i- Due anni appresso, d’intelligenza col duca Sforza, egli spogliava papa Eugenio della Marca d’Ancona, simulando di agire a nome del confili« di Basilea, che s’era a que’giorni rotto con questo pontefice; ed avrebbe spinto più in là le sue conquiste nello stato ec- T. XVII. 22