DEI VESCOVI ED ARCIVESCOVI DI RIGA 25 era entrata a parte della lega ili Smalknldc. Avvenne che nel 1553 l’arcivescovo avvisasse di voler prendere a coadiutore Cristoforo duca di Mecklemburgo, giovane principe di soli sedici "anni, ed amministratore del vescovado di Ratzeburgo, ciò che essendo contrario al trattato di Wolmar, pose in allarme la Livonia. Cristoforo in fatti vi giungeva nel i556, e faceva il suo ingresso a Kaukcnhausen nel 25 novembre; ma ecco nel i556 una guerra civile, cagionata da lui, che veniva protetto dal re di Polonia, dal duca di Prussia e dalla casa di Brandeburgo. 1 cavalieri di Livonia, con cui i vescovi faceano causa comune, presero allora varie piazze dell’arcivescovado, ed a’28 giugno'assediarono Kokenhausen: l’arcivescovo a’3o era costretto ad arrendersi prigioniero col suo coadiutore: il primo veniva condotto ad Adzel, ed il secondo nel castello di Treydcn. Ebbe poi luogo nel 5 settembre 1557 'I trattato di Poswal ira il re di Polonia, ch’erasi recato in aiuto dei principi con centomila uomini, ed il mastro di Livonia; trattato (icr lo quale quest’ultimo s’impegnò di restituir loro la ¡berta, di riporre Guglielmo in possesso dell’arcivescovado, c di riconoscere Cristoforo come suo coadiutore. Nel 5 ottobre seguente l’arcivescovo ed il duca di Mecklemburgo furono riposti in libertà. Avvenne poi che lo czar Ivano IV cominciasse a’ 25 gennaio 1558 ad attaccar la Livouia, nò cessasse poscia d’inviar nuove armate a saccheggiare questa sventurata contrada. Nel i5 settembre 155c> l’arcivescovo ponevasi sotto alla protezione del re di Polonia, il quale obbligossi a difenderlo, ma nulla per lui operò. Guglielmo tuttavia gli cedeva molte piazze per le spese della guerra, riservandosi la facoltà di ritirarle al momento della pace. Nel i56o egli si trovò talmente in disordine pei saccheggi fatti dai Russi, che il re di Polonia gli concesse, vita sua durante, il godimento della fortezza di Lccnward, cut nel precedente anno avea da lui ricevuta in pegno. Ai 28 novembre i56i il mastro di Livonia tradì il proprio ordine, consegnando alla Polonia il resto de’suoi domimi, e fu creato duca di Curlandia; egli prestò anche giuramento di fedeltà personale al re; ma domandò un termine per farlo a nome dell’arcivescovo, scusandosene col dire che non v’era autorizzato dai vassalli. La soggezione del*