DEI VESCOVI ED ARCIVESCOVI DI RIGA a3 iu t'atto dal castello di Ronneburgo, c si recò all’assemblea degli stati a Wolmar', ove ingegnossi di scusarsi, c si stttomise con tutti i suoi vescovi al mastro di Livonia. L arcivescovo, ch’era stato sovvenuto dalla protezione della Poloiia, partì tostamente , secondo alcuni, per recarsi a Madrid a visitare l’imperatore, e, secondo altri, per andarsele a Roma, ciò che sembra più verisimile; ma strada facento morì. Lo zelo di Giovanni per lo conservamene della *eligione cattolica forma il suo elogio: questo gli trasse iddosso l’odio dei luterani. Prima di abbandonar la Livonia avea consigliati i canonici di Riga di dargli a successore Giorgio di Brunswick gran prevosto di Cologna, se mai veniva a mancare durante il suo viaggio. XXIII. TOMMASO. iía^. I canonici in fatti sceglievano Giorgio di Brunswick-, ma vi si oppose il mastro di Livonia, sostenendo che l’elezione di uno straniero fosse direttamente contraria alle leggi od ai regolamenti che s’erano stabiliti; la qual cosa li persuase ad eleggere TOMMASO SCIIONING loro decano, e figlio di un borgomastro di Riga. Questi nel i53o si recò a visitare il duca di Prussia, e si lasciò persuadere a prendere il di lui fratello Guglielmo siccome coadiutore, colla speranza di venir protetto dalla casa di Brandeburgo. Ora il mastro provinciale di Livonia, udita sì fatta nuova, siccome pure l’arrivo di un rescritto dell’im- (>eratore, che intimava alla città di Riga di riconoscere ’arcivescovo come suo signore e di abbandonare il luteranismo, rinunziò volontariamente all’obbedienza clic il defunto arcivescovo gli avea promessa nell’assemblea di Wolmar tenutasi nel ¡526, e si adoperò a far cessare la coadiu-toria del margravio di Brandeburgo. Nell’anno stesso lu tenuta l’assemblea di Dalen, ove la città di Riga riconobbe la superiorità dell’arcivescovo quanto al temporale, ina dichiarò in pari tempo che non abbandonerebbe il luteranismo. Così si convenne una specie di tregua, ossia di proroga per due anni, passati i quali dovevansi ripigliare le negoziazioni. Il mastro di Livonia ed i vescovi cercarono