3r,4 CRONOLOGIA STORICA passaggio sulle terre imperiali. Il re dimenticò in questo momento che Peschiera spettava al marchese di Mantova, il quale lo avea sì fedelmente servito; e questa ingiustizia produsse un tristissimo effetto nell’ animo degl’ Italiani. Si offerse quindi a Giovanni Francesco un indennizzo, ma questi più offeso della mancanza di retto procedere nel monarca, che afflitto dalla perdita della piazza, lo rifiutava. L’imperatore lo inviò bentosto ad occupare Verona; ma non essendo giunti i soccorsi d’uomini e di denaro che egli aveva promesso, il marchese fu obbligato a sgombrare questa città. Recatosi poi di là ad accamparsi dodici miglia distante ad Isola-della-Scala, ivi commise I’ errore di troppo dividere i suoi quartieri; perocché Lucio Malvezzi comandante de’Veneziani, fatto di ciò consapevole, si recò a sorprender di notte tempo la piazza. Luigi della Mirandola, comandante delle genti pontificie, che stavano accampate separatamente a Vagaso e a Rebè, in luogo di accorrere in di lui soccorso allorché vennero alle mani, si diede precipitosamente alla fuga verso di Mantova. Le genti di Giovanni Francesco furono dunque poste in rotta, ed egli medesimo si salvò in camicia, c si cacciò in mezzo ad un rampo di miglio, ove avendolo un paesano scoperto, benché gli avesse promesso il secreto, pure il tradì. Fu dunque fatto prigioniero nel 9 di agosto dello stesso anno i5c>9, condotto da Lignano a Padova, e da Padova a Venezia, ove lo si accolse in modo ben diverso da quello con cui v’era entrato dopo la battaglia di Fornovo, ove sebbene fosse stato disfatto, il senato, per ingannare i popoli e far loro credere clic la repubblica avesse riportato vittoria, gli decretò, così dicesi, (cosa diffìcile a credersi) gli onori del trionfo. Nel ■ 510 egli fu liberato nel mese di luglio per le raccomandazioni di papa Giulio II, il quale nel 3 ottobre successivo gli conferì la dignità di gonfaloniere della chiesa. Così, dice Muratori, egli sposava almeno in apparenza gl’interessi del pontefice e dei Veneziani, verso i quali si comportò con molta saggezza. E certo molta ce ne volca per aver preservato i suoi stati da tutte le ostilità in mezzo al generale incendio. I travagli della guerra avevano già da gran tempo alterata la sua salute, quando sul cominciare del marzo del 1519 una lenta febbre di lui