DEI CONTI DI GUASTALLA 4°9 lomano re d’Italia nuove corti e nuove chiese per arricchire il suo monastero. Ermengarda, di lei figlia, era moglie in quell’epoca di Bosone conte di Provenza, che assunse in seguito il titolo di re. Ora Carlo il Grosso, successore di Carlo il Calvo all’impero, divenne geloso della potenza di questo nuovo monarca, e per abbatterla si recò l’anno 880 ad assediar, lui assente, la città di Vienna nel Delfi-nato. Allora Ermengarda, che vi si era rinchiusa, la difese eroicamente per lo spazio di circa due anni. Carlo, per trarne vendetta, fece allora arrestare l’imperatrice sua madre c condurla prigioniera in Alemagna; ma il pontefice Giovanni Vili, che non avea per anche cinta la corona imperiale a Carlo stesso, ottenne qual condizione di codesta cerimonia che Angilberga fosse lasciata libera e venissegii rimandata a Roma. Riconciliatosi poi con Bosone, Carlo concesse nel 18 aprile dell’882 all’imperatrice Angilberga un diploma confermativo di tutte le donazioni che le erano state fatte da Luigi li suo sposo e da Carlomano re di.Baviera; diploma nel quale Guastalla e Luzzara vengono formalmente enunciate. Per dar poi maggiore stabilità alle pie istituzioni eh’essa avea fondate, ricorse nell’aprile dcll’885 ad un concilio presieduto dal pontefice, ma di cui ignorasi il luogo. Ora mercè una bolla del 17 aprile dello stesso anno il pontefice concedeva al monastero l’esenzione dalle decime nelle sue possessioni, e, quello eh’ è più singolare, egli lo pose sotto l’immediata giurisdizione della santa sede (MuraiArmai, d’ hai., tom. V). Fin d’allora v’ebbe dunque un arciprete stabilito in Guastalla, il quale esercitava nell’abazia di San-Sisto e sue dipendenze l’autorità pressoché vescovile. Angilberga per maggior sicurezza fé’poi confermare nell’888 la sua fondazione da Berengario I re d’Italia. Dopo la morte di questa principessa, Ja di lei figlia Ermengarda rinnovava nell’890 le donazioni eh’essa avea fatte a San-Sisto; locchè venne ratificato nel 9oi da Luigi III, i successori del quale nel regno d’Italia lo imitarono in questo punto, cioè Berengario I nel 906 e 917, Rodolfo II re di Borgogna nel 924, Ugo conte di Provenza nel 926, Berengario II marchese d’iyrea ed Adalberto di lui figlio nel g5i, ed Ottone I re di Alemagna nel 952. Però Landolfo Bonizone, arcivescovo di Milano,