DEI SIGNORI DI FERRARA Ezzelino IV, detto il Monaco, perche aiutarlo volesse con tutte le sue milizie (Vedi Rossi, lib. VI; Sigonius, de regno Italiae, lib. XV), rientrò vincitore in Ferrara, e di nuovo nel i 199 a podestà venivane nominato ( Vedi Tiraboschi, Storia di Nonantola, tom. II, pag. 33o). Egli il divenne anche di Verona nel 1200, e di Modena nel i2o5; ebbe però il rammarico di vedere Azzolino, novellamente eletto in suo luogo, riacquistare in Ferrara il maggior ascendente. Nell’anno 1208 Torelli veniva scacciato da questa città, ma ingaggiati i Bolognesi, nello stesso anno vi rientrava. Gerardo Maurizio, autore contemporanco ed ocular testimonio, riferisce che al passaggio in Lombardia di Ottone re di Alcmagna egli vide Salinguerra, a cui dà il predicato di \>ir prudens, nobilis ac bellicosus, giùngere alla tenda di codesto monarca, seguito da brillante corteggio e da cento cavalieri, di cui portavansi spiegate le bandiere, e posto piede a terra in di lui vicinanza, seco lui lamentarsi dei tradimenti usati contro di se dal marchese Azzone, ed aggiungere esser pronto a comprovare le proprie accuse, colle armi alla mano in di lui presenza; eziandio aggiunge il citato autore, che essendo insorto grande tumulto per queste parole tra Salinguerra, Azzone d’Este ed il loro seguito, fu duopo che Enrico Calendrino alla testa d’ unà schiera di cavalieri alemanni si gettasse fra i contendenti per separarli, e che il re Enrico intervenisse per rappattumare questi rivali (Vedi Scriptor. Rer. Italie., tom. Vili, pag. 19 e 20). Nel 1211 l’imperatore Ottone riuniva fra loro Azzone d’Este ed il nostro Salinguerra Torelli; senonchè il marchese di breve nuovamente scacciavaio da Ferrara. La stessa morte di Azzone non metteva fine agli odii implacabili : il di lui figlio Aldovrandino d’Este ereditava i beni ed i ri-sentimenti paterni, sì che le feroci dissensioni per tutta sua vita pur continuavano: Infrattanto l’imperatore Ottone IV, riconoscente all’attaccamento di Salinguerra pel suo partito, creavalo nel 1210 principe dell’impero, e lo investiva di ventiquattro gran feudi nella Romagna, provenienti dalla successione della contessa Matilde, fra i quali trovasi la città di Carpi (Vedi Tortellino, IudiQ. deg. Imperatori; Collenuccio, Storia di Napoli, fol. 90; Catch., Istoria di T. XVII. 3i