DEI SIGNORI DI MILANO 3o7 confidenza del popolo. Nel 1260 essendosi i banditi-di Milano resi signori del castello di Zubiago, Marlino corse tosto ad assediarlo, forzò i difensori a rendersi, e li trasse tutti incatenati a Milano. 11 popolo volea clic si trucidassero; egli però s’oppose dicendo: lo non seppi giammai fare un uomo nè procrearmi un figlio ; per tal motivo non voglio distruggere verun uomo : furono esiliati in diversi luoghi. Nel 1263 il marchese Oberto c Martino della Torre si recarono ad assediar nell’aprile in Arona Ottone Visconti, nuovo arcivescovo di Milano, consacrato nonostante la loro opposizione dal pontefice, presero la piazza, cd astrinsero il prelato a restituirsi a Roma* Martino chiuse i suoi giorni nel 18 dicembre dello stesso anno. Ottone Visconti,.giusta gli annali del Milanese, venne eletto in quest’anno medesimo arcivescovo di codesta città da papa Clemente IV, contro voglia del popolo, il quale conosceva la di lui adesione alla nobiltà. Il pontefice, udendo che si ricusava di riconoscerlo e che gli si toglievano i suoi domimi, colpi la città coll’interdetto, che durò per lo spazio di quattro anni. Questo però non tolse minimamente a FILIPPO della TORRE, fratello e succcssor di Martino, di aggiungere al proprio dominio le città di Como, di Novara , di Vcrcelli e di Lodi. Egli era già a quella di passare a Brescia per dar mano alla rivoluzione di questa città contro il marchese Oberto Pallavicini suo signore, quando fu dalla morte colpito nell’agosto 1265 con grande dolore del suo popolo, se vogliamo credere a Paolo Giovio: ciocché però non va gran fatto d’accordo cogli atti di violenza e di tirannia che da altri gli sono imputati. 1265. NAPOLEONE della TORRE si fe’proclamare signore di Milano subito dopo la morte di Filippo suo congiunto. Kgli cominciò il suo governo dal dichiararsi contro i nobili, molti de’quali furono imprigionati ed alcuni messi anche a morte per suo comando. L’interdetto scagliato contro la citta di Milano durava ancora, con grande rammarico dei cittadini e dello stesso Napoleone. Essendosi insieme concertati, spedirono alla corte pontificia chi s’interponesse per farlo togliere. Essendosi però agli ambasciatori negata udienza, questi ricorsero a Carlo re di Sicilia, il