DEI DUCIII DI TARMA E DI PIACENZA 353 «lotto a termine colla peggio dell’ imperatore, mercè una sortila eseguilasi nel febbraio del 1248, in cui le truppe pontificie posero totalmente in rotta gl’imperiali, e pigliarono d’assalto Vittoria, mentre che Federico stava alla caccia. Si fc’man bassa sui Saraceni c sui Greci della Puglia e della Marca Trivigiana, che il famoso Ezzelino da Romano capitanava; ma si diè quartiere ai Lombardi. Fra i morti trovossi pure Taddeo di Scssa, che avea trattata la causa di Federico nel concilio di Lione. Il bottino che qui si fece in oro ed in gioie non avea prezzo: vi furono compresi eziandio l’imperiale corona ed il santo sudario di Parma. Fu anche preso il carroccio condottovi dai Cremonesi, ed il tutto fu trasferito a Parma. I fuggiaschi furono inseguiti sino al Taro, c perdettero nella sconfitta più di duemila uomini. Dopo ciò i vincitori appiccarono il fuoco alla nuova città, c la smantellarono fin dalle fondamenta (C/iroit. Parmense). Tuttavia Federico andava dicendo che non invidiava nulla agli imperatori clic lo aveano preceduto, poiché possedeva Ezzelino da Romano ed Oberto Palavicini, due uomini per valore e prudenza incomparabili. Egli donava a quest’ultimo nel ia54 la signoria di Piacenza, perché la riunisse a quelte di Cremona, di Bussetto, di Borgo San-Donnino, e un grandissimo numero di feudi, de’quali era di già investito. Oberto Palavicini fe’in seguito un tentativo contro Parma, col soccorso dei Ghibellini, clic cominciavano a moltiplicarsi di nuovo in questa città, c con tale disegno imprese a rendersi padrone di Colorilo. Senonchè un vile sarto, dice il Muratori, fattosi riconoscer capo del popolo, mandò a vuoto il colpo, e costrinse Palavicini a ritornarsi in Cremona. Palavicini ebbe a soffrire nel 1257 un altro affronto ancor più umiliante. Essendo il partito de’Guclfi prevalso in Piacenza, lo discacciava da questa città con Ubertino Landò suo fedele adc* rente; locchè fu causa di una guerra civile fra i Guelfi cd i Ghibellini. I Piacentini essendosi intanto riconciliati nel 1261 con Palavicini, gli restituirono la lor signoria per quattro anni. Tuttavia Ubertino Landò era sempre sbandito da Piacenza; ma egli se ne vendicava facendo frequenti scorrerie con altri nobili compagni del suo esilio sul territorio di questa città. I Piacentini, per mettersi in salvo T. XVII. 23