-159- IO mila uomini. Fu in questo scorcio di tempo che il Mocenigo, durante uno degli assalti, si trovò in procinto di capitolare, giacchè i nemici erano riusciti a piantare le loro insegne in qualche punto delle mura di cinta. Egli per rianimare le truppe ed evitare qualsiasi debolezza negli animi minacciò di morte chiunque avesse parlato di resa e pronunciò le famose parole: « Casa Mocenigo non riceve dalla Patria in Comando e Go­« verno le piazze per darle al Turco; dobbiamo morir tutti ed « io il primo, e sulle mura di Candia come su tanti altari, « dobiamo tutti sacrificare le nostre vite» (1) (fig. 34-bis). Rallentate le operazioni di assedio nei mesi di autunno, il Mocenigo si recò alla Suda per la concia invernale. Nel Senato veneziano fino dal 1647· alcuni senatori ave­vano proposta una « parte» colla quale si voleva nominare una Commissione che avesse « facoltà di maneggiare il ne­« gotio della pace e concluderla quanto vantaggiosamente « fosse stato possibile» (2). La parte non ottenne per due volte la maggioranza dei voti ma il 3 1 gennaio 1648 essa risultò ap­provata. Si dettero quindi disposizioni al 8ailo a Costantino­poli perchè ne parlasse alla Sublime Porta. L'idea del Senato era che se i Turchi fossero stati disposti a cedere Canea, Re­timo e gli altri porti che avevano occupato nell'isola di Can­dia, Venezia avrebbe ceduto Tino, Parga e tutto il territorio recentemente occupato in Dalmazia e concessa una indennità di 500 mila reali da pagare in tre anni. Il Sultano però non volle acconsentire ad alcuna tratta­tiva a meno che la Repubblica non rinunciasse senz'altro al possesso del Regno di Candia. Quando poco dopo (18 agosto 1648) il Sultano Ibrahim venne assassinato per una congiura dei Giannizzeri e gli suc­cesse sul trono un giovanetto decenne che prese il nome di Maometto IV sotto la reggenza della Sultana Validè, il Se­nato veneziano colse l'occasione per inviare come Ambascia­tore straordinario Alvise Contarini, per felicitare l'imberbe Padiscià, ordinandogli che si ripetessero le proposte di pace che erano state rifiutate dal suo predecessore. Ma la missione del Contarini ebbe il più completo insuccesso ed anzi il 8ailo (I) S. ROMANIN: Opera citata. Vol. 7, pago 468. (2) R. Archivio di Stato, Venezia: Deliberazioni Senato Costantinopoli.