a33 CONTI DI SICILIA ROGGERO I. 1072. ROGGERO, ultimo figlio di Tancredi, nato nel io3i, era venuto in Italia al più tardi nel jo/JB. Signore della Sicilia, mercè il soccorso di Roberto suo fratello, e per la conquista di Palermo ed altre piazze, fatta nei seguenti anni, vi ristabilì la religione cristiana, e vi governò con molta saviezza. Non contento del titolo da Roberto cedutogli, nel 1096 prendeva quello di gran-conte di Calabria e Sicilia. Nel 1098 essendo Pisola in piena pace j egli marciò in soccorso di Riccardo 11 suo cugino, principe di Capua, contro cui crasi quella città ribellata, e sforzò i rivoltosi a rientrare in dovere; però obbligava nello stesso tempo Riccardo, in compenso del servigio prestatogli, a riconoscersi per suo vassallo. Nell’anno stesso, papa Urbano II portossi a Salerno, per avere una conferenza col conte Roggero e col di lui nipote il duca Roggero. Il conte ehia-raavasi malcontento che il pontefice , senza averlo prima consultato, avesse nominato il vescovo Traina legato apostolico in Sicilia; ed Urbano, onde placarlo, dichiarò legati apostolici in questa isola, in perpetuo, il conte e di lui successori, mercè bolla data a Salerno nel 3 di luglio, indizione VII (invece VI) il nono anno del pontificalo del signore Urbano. « E da ciò trae l’origine, dice Muratori, » il tribunale della monarchia di Sicilia, nome veramente » straordinario, tribunale dal cardinale Baronio sì vigoro-» samente attaccato nel tomo XI della sua istoria ecclesia-» stica 5». Però debbesi rimarcare che il Baronio non tratta già da apocrifa la-bolla di Urbano II: egli pretende solo eh’essa non sia sortita da questo papa tale come la si trova alla fine della Istoria di Goffredo Malaterra, ciò peraltro ch’egli non prova. Con questa bolla Urbano accorda tre cose a Roggero e suoi successori: i.° Che non verranno legati in Sicilia, loro malgrado; 2° CU’essi medesimi esercì-