DEI RE DI NAPOLI E DI SICILIA 3/,y dalla Sardegna, era passata ad invadere la Sicilia. Ciascuno allora fu nel più grande stupore, dice Muratori, poiché ve-devasi la pace, solennemente giurata da sì poco tempo fra la Spagna e Vittorio Amedeo, per la cessione fatta a quest’ultimo della Sicilia, tutt’ad un tratto violata, senza che egli avesse in alcun modo mancato a’propri impegni, e questo principe spogliato del suo regno da quella potenza che prodigavagli le più grandi dimostrazioni di amicizia. Però si attribuiva il fatto specialmente al ministro di Spagna, il quale non mancava di pubblicare in nome della corte un manifesto , onde giustificare la propria condotta. Non tocca a me, dice il citato autore, di dare il mio giudizio. Nel 3o giugno, la flotta spagnuola comparve davanti Palermo; ed i magistrati di questa città, vedendosi senza difesa, non credettero poter fare meglio che portarne le chiavi al generale spagnuoio; ed allora tutta Palermo ec-cheggiava del grido: Viva Filippo V. La flotta, ritornata in Sardegna, ne conduceva in Sicilia le rimanenti milizie col marchese di Leede o Leyde, fiammingo di nascita, destinato a comandare l’armata di terra. I successi di questo generale furono rapidi, e ben presto tutta la Sicilia sarebbe ricaduta sotto il dominio spagtiuolo , se potenze straniere non fossersi mostrate sulla scena per rompere le misure del ministro di Spagna. L’imperatore Carlo VI ed i suoi ministri di Napoli e Milano non dormivano già, chè le cattive intenzioni della corte di Spagna avevano posti in guardia fin dal principio, ed aveano raccolte milizie e fatti tutti i necessarii preparativi per ben ricevere il nemico, se presentato si fosse. Le potenze marittime non tardarono a mettersi egualmente in moto, siccome garanti della cessione di Sicilia, ed obbligate a mantenere l’imperatore negli stati a lui pervenuti. Stanhope, ambasciatore d’Inghilterra a Madrid, fece in nome del suo signore lagni e proteste, rappresentando l’obbligo e la risoluzione dell’Inghilterra di difendere i suoi confederati. Tutto ciò non mosse Alberoni, il quale fece conoscere colla sua risposta, che simili rimostranze non avrebbelo impedito di proseguire i propri progetti. Le minacce delle altre potenze interessate non fecero maggior impressione sul suo spirito e non servirono clic a fargli sol-