a8o • CRONOLOGIA STORICA mano a mano che erano aperte dai Francesi, e nc rendevano cosi inutili gli sforzi. Ora, Pietro re d’Aragona, invitato da una ambascieria di Palermitani, giungeva dall'Africa, ove aveva finta una spedizione per ingannare Carlo, con una flotta di cinquanta galere ed altri minori vascelli, carica di ottocento uomini d’arme e di diecimila fanti, e sbarcava nel io agosto a Trapani (Annali cT Italia, tom. VII). Scendeva nel 3o di agosto, e due giorni dopo faceva la sua entrata a Palermo, accolto quale liberatore; e per consiglio di Giovanni da Procida, che accompagnavalo, inviava la flotta, so[to il comando dell’ammiraglio Roggero di Loria, al Faro di Messina, per sorprendere quella di Carlo, che non aveva persona a difesa; senonchè questi avuto sentore del disegno, levava prestamente l’assedio, e ripassava in Calabria, temendo non il rivale gli tagliasse la comunicazione cogli stati di terra-ferma. L’ammiraglio, entrato nello stretto di Messina con sessanta galere, ne prendeva a Carlo ventinove, e passato poscia a Reggio ed a Catania, abbruciava in questi porti ottanta grosse barche da trasporto, sugli occhi stessi di Carlo, il quale, disperato, ritiravasi a Napoli. Pietro giunse a Messina il 2 (e non il 10) ottobre, e vi fu ricevuto come cralo stato a Palermo; e la regina Costanza sua sposa, e Yolanda sua figlia, ed i suoi figli Jacopo, Federico ed Alfonso, da lui fatti quivi venire nel 22 aprile ia83 (Muratori, tom. VII, pag. 447)? v* furono accolti colle dimostrazioni di gioia che un popolo sortendo dall’oppressione può fare maggiori. Carlo, da Napoli passava in Calabria, onde contenere questa provincia, che sembrava disposta a scuotere il giogo francese; e là ricevette i soccorsi dal re di Francia, suo nipote, promessigli, ed erano il fiore della nobiltà francese comandata da Pietro conte d’Alencon, fratello del re di Francia, da Roberto, conte d’Artois, dai conti di Borgogna e di Dammartin, e da Matteo di Montmorenci. Il re d’Aragona, a cui cominciava a mancare il denaro, ricorse all’astuzia per tenere nell’inazione il rivale: conoscendo il valore francese, più bollente che riflessivo, fece presentare a Carlo un atto pieno di ingiurie, col quale sfidavaio a un, combattimento di cento