378 CRONOLOGIA STORICA alla casa d1 Angiò-Unglieria ( Papone). Il papa dettava in modo la sua risposta da soddisfare il re d’ Ungheria in ciò che riguardava il castigo dei colpevoli e 1’ educazione del giovane principe; ma circa l’amministrazione del regno da lui chiesta, rappresentogli che la regina, essendone vestita per diritto di successione, non poteva venirne spogliata prima di essere giuridicamente convinta del delitto di cui veniva accusata. Onde non dare però vane parole, incaricava il cardinale-arcivescovo di Èmbrun di recarsi a Napoli per aver informazione dell’assassinio di Andrea; se-nonchè la regina ed i di lei ministri tante opponevangli difficoltà, che questi risolveva rinunziare la commissione, e ritiravasi a Benevento. Il pontefice, temendo non tale ritirata fosse interpretata come un giuoco fra esso stesso ed i commissari!, nominava Bertrando di Baux, conte di Montescaglioso, grande giustiziere del regno, per istituire il processo contro gli uccisori di Andrea, con due notabili, scelti dai Napoletani; però gli ordinava con particolari lettere di tenere secrete le informazioni, ove la regina ed i principi del sangue si trovassero implicati fra i colpevoli, riservandosene il giudizio. Quattro parenti della regina, temendo la tempesta che minacciavali, ne prevennero gli effetti, impadronendosi del siniscalco del palazzo, Raimondo di Catania, sospettato d’aver avuto parte all’assassinio, interrogato costui, dichiarò aver avuto conoscenza del complotto, c nominò fra i complici la Cataniese, Roberto di Cabane, il di lei figlio, conte d’EvoIi, e Sanzia di lei figlia, contessa di Morcon. Arrestati costoro per ordine del gran giustiziere, furono posti alla tortura, in una piazza circondata di palizzate, a fin che il popolo non intendesse le loro deposizioni. La Cataniese, già vecchia, soccombette ai tormenti, e lasciò morendo un singolare esempio, dice il Papone, delle umane vicissitudini e de’ pericoli delle prosperità. Roberto c Sanzia, di lei figliuoli, furouo scorticati vivi, e gettato il corpo loro al fuoco, da cui toglievali mezzo abbruciati il faribondo popolo, c li trascinava per le strade, rotti in quarti. Parecchi altri colpevoli subirono altri differenti supplizi, ed alcuni furono condotti alla morte con una sbarra alla bocca. Tali atti di giustizia non contentarono il re d’Unghe-