DEI HE DI SICILIA 3oi di trasportare altrove le sue milizie. Il re ili Napoli, risol- * to di terminare la guerra colla Sicilia con un colpo decisivo, fece assediare Catania per mare e per terra. Il gran siniscalco comandava le truppe da sbarco, mentre che la squadra napoletana crociava nel golfo, onde impedire l’entrata nella città. Ma Artale di Alagone, avendo attaccato quest'ultima, riportava su essa una completa vittoria. Il grande siniscalco, costernato di tale disfatta, levò l’assedio; e la guarnigione cataniese io Inseguiva nella di lui ritirata e gli tagliava in pezzi più di due mila uomini, senza contare i prigionieri, che furono in più gran numero. Tutti i bagagli rimasero preda del vincitore, e servirono ad-a^ricchire i sol-dative gli abitanti che eransi ad essi congiunti per inseguire il ncmico. Non si vede che il re di Napoli abbia figurato in questa doppia azione; è però certo che allora egli trovavasi in Sicilia colla regina Giovanna (Villani, 1. VII, c. 72.). I suoi particolari affari lo richiamarono ben presto nei propri stati ; ma prima della sua partenza fece precipitare in mare parecchi Messinesi che eratigli sospetti. Il potere del re di Napoli oominciò fin d’allora a declinare in Sicilia. I Clermont, famiglia potente, che gli erano sempre stali attaccati, lo abbandonarono nel 1357, pei consigli di Guido di Ventimiglia, principale ministro di Federigo, onde tornare all’obbedienza di questo principe. Essi avevano per nemico' Artale d’Alagone, il quale, essendosi riconciliato con essi, persuadevali a secondarlo per ridurre al dovere Messina, che Federigo con ardore desiderava. Riunitisi, la presero, con la cittadella, e ne scacciarono i Napoletani. Muratori confessa di non poter fissare il tempo'preciso nel quale ciò succe-' dette. Le altre città della Sicilia rientravano successivamente sotto il dominio di Federico. . Le corti di Napoli e di Sicilia, stanche delle lunghe guerre, cominciavano nel 1372^ volgere i pensieri alla'pace. Due francescani ne furono 1 negoziatori, e fu convenuto che Federico riconoscerebbe di tener in feudo dalla regina Giovanna la Sicilia, e che si obbligherebbe di pagarle a titolo di annuo censo quindicimila fiorini d’oro, e si contenterebbe dei titolo dire di Trinacria, riservando quello di re di Sicilia alla regina Giovanna; ciò che approvalo veniva dal pontefice Gregorio XI. Mediante un articolo del