2j,'f CRONOLOGIA STORICA j» la testa . . . Siccome erano scomunicati, i loro corpi Ven* v nero sepolti fuori del sacro. Varii scrittori fanno men-» zione d altri nobili condannati alla morte in questa in-» fausta giornata. Così-finiva con Corradino la nobilissima x famiglia di Svevia, e nella persona di Federico quella » degli antichi duchi d’Austria. Tale eccesso di crudeltà j) coperse d’infamia Carlo d’Anjou non solo presso i suor » contemporanei, ma agli occhi eziandio* di tutta la poste-j) rità. Tanta barbarie fu dar Francesi stessi detestata; e si » rimarcò che fin d’ allora gli affari di Carlo, i quali sem-» bravano al più alto grado di prosperità, cominciarono a n decadere, e si videro piovere su lui i più crudeli rovesci. » Enea Silvio, poscia papa Pio II, e varii scrittori napo-» letani e siciliani, raccontano che Corradino- essendo sul » palco gettò un guanto, in segno d’investitura al popolo, » indicando con ciò che egli chiamava a succedergli Pie-n tro d’ Aragona marito di Costanza, figlia del fu re Man* » fredi: però so.no verisimilmente invenzioni, onde dar co-» lore a ciò che fecero poscia gli Aragonesi. La notizia * della disfatta e della prigionia di Corradino giungeva in n Sicilia, ed i popoli rinunziavano alla ribellione, e comin-n ciavano a rientrare sotto l’obbedienza di Carlo; il quale » inviatavi la sua armata navale, rinnovellava la guerra, » sotto il comando di Guido di Monfort o di Guglielmo n Letendard, e riduceva alle sue leggi il rimanente dell’i-» sola, gran carnificina facendo, senza distinzione di colpe-» voli e d’innocenti. Corrado di Antiochia, capo dei ribelli, » fu preso e posto in un carcere; gli furono da prima ca-» vati gli occhi, e poscia venne appiccato con Nicola Ma-» leta. Federico di Castiglia e Corrado Capecio ebbero la » lortuaà di salvarsi dal furore del re, veleggiando a Tu-» nisi. Carlo non ancora erasi vendicato pienamente dei po-« poli di Sicilia e di Puglia; devastò poscia le loro città » e villaggi, fece una carnificina di quelli che aveva fatti » porre in prigione, stabilì esorbitanti gravezze, e permise ai suoi Francesi sfrenata licenza, sì che i miserabili sud-» diti immaginavansi esser caduti in peggiore schiavitù di « quella sofferta sotto ai barbari» (Ann. d’Ital., t. VII, pag. 385, 386). Clemente IV, egli stesso fu tocco da tanti 'infoijunii, e scrisse a Carlo, onde persuaderlo a moderare