DEI DUCHI EC. DI TOSCANA 69 Azzone, signor di Canossa, venne nominato dall’ imperatore Corrado, duca e marchese di Toscana. Era egli associato iin dal 1004 alle dignità di suo padre, che rimpiazzò net 1012. Nel 1037 Corrado venne a passare le feste del Natale a Parma, ove succedeva una Vissa tra le sue genti c gli abitanti, i quali uccisero il suo coppiere; ciò che eccitava la di lui collera in modo che, sortito dalla città, ordinava al marchese Bonifacio di condurgli milizie, onde farne l’assedio. I Parmigiani, visto contro loro il marchese, si perdettero di coraggio, e corsero a gettarsi ai piedi dell’imperatore, il quale rientrato in città, riceveva il giuranu-uto di fedeltà da bonifacio, e dal canto suo giurava conservare a questo marchese la vita e le dignità di duca e marchese, cosa veramente insolita (Muratori, Annoi., tom. VI, pag. 114) e che fece dire al poeta Donizzone, nella vita di Matilde: Nullus dux unquam meruit tamfoedera calta. Bonifacio rimase egualmente fedele all’imperatore Enrico IH: ed aiutollo nel 1042 a prendere il castello di Mo-rat, presso Neuchatel, nel regno dell’alta Borgogna, i cui popoli eranglisi .¡bellati (Ermanno Contratto). Enrico nel 1046, passali i monti e giunto a Mantova, venne regalato da Alberto, viceconte di questa città, cioè vicario del marchese Bonifacio, di cento cavalli e di duecento uccelli da preda, ciò che dovette dar ad Enrico ben alta idea dell’opulenza d’un signore che avea un officiale così magnifico al di lui servigio; egli al suo ritorno ricambiava il vicecontc con pellicce, che erano allora in gran uso; ed in seguito invitavalo a pranzo da lui ; senonchè Alberto rifiutava, scusandosi non aver l’onore d’essere ammesso neppure alla tavola del marchese suo signore; obbediva poscia, dopo averne ottenuto da Bonifacio la permissione (Donizzo in vita Mathildis). Il Muratori in questa occasione nota non esservi stata in quel tempo in Italia alcuna città che non avesse un conte 0 governatore, e un viceconte, c venirne da ciò le molte nobili famiglie nominate Visconti. Secondo questo autore, Bonifacio era un grande usurpatore degli ecclesiastici; però fece in seguito la sua confessione