34 CRONOLOGIA STORICA esclusi dal governo. Statuivasi in seguito che ogni due anni verrebbe eletto un nuovo doge, con otto governatori e un consiglio di quattrocento persone. Ora veniva nominato doge UBERTO CATANEO (V. la nota dei suoi successori alla fine di t/uesto articolo). Andrea Doria fu eletto censore in vita, c gli venne innalzata una statua. Continuò egli a servire l’imperatore sul mare. Genova godeva già da diccinove anni tranquillità e pace, mercè k cure di Andrea Doria, che per la personale considerazione acquistatasi era divenuto quasi signore; quando nel 1547 Gian Luigi da Fieschi, conte di Lavagna, giovane pieno d’ingegno, coraggioso ed ambiziosissimo tutta la sconvolgeva. Vedeva egli con invidia la riputazione e la fortuna di questo grande uomo, e più ancora ferivalo la prosperità di Giannettino Doria, suo eguale in età, in ricchezze ed in merito, braccio forte del proprio zio Andrea, il quale ogni via tentava per farlo erede del credito suo e della sua autorità; ed irritato per altra parte dalla superbia di lui, tentò rimettere Genova sotto il dominio francese. Teneva egli da molto tempo intelligenze con Francia, ed il duca di Parma, nemico dei Doria, aveagli promesso delle milizie. Concertata con gran secreto ogni cosa, Fieschi la notte del 2 gennaio 1547, dopo aver introdotte in Genova alcune centinaia de’suoi più arditi vassalli bene armati, raccoglie gli amici, fa loro abbracciare il disegno, e li conduce in un collo genti armate ad impadronirsi per prima impresa della porta dell’Arco; il che fatto, invia i propri fratelli Girolamo e Ottobuono a prendere quella di San-Tommaso, mentre egli vola alla darsena, s’impadronisce delle galere di Andrea Doria. Giannettino, il cui palagio era vicino al porto, svegliatosi dal romore de’marinai e dei forzali, vestilosi in furia, accorreva a porta San-Tommaso, e imperiosamente chiedeva venissegli aperta: mille ferite furono la risposta; e fu miracolo, dopo tale uccisione, non andassero i congiurati più oltre, al palagio di Andrea, per fargli subire la stessa sorte. Egli era obbligato a letto dalla gotta, e i suoi domestici, udite le grida del popolaccio e degli armati libertà, Fiefchi, timorosi per la sua vita, lo misero alla meglio sur una mula ed il condussero in un castello degli Spinola. Infrattanto aUcudevasi l’eroe della