DEI CONTI E PRINCIPI DI CAPUA j47 non che la negligenza di suo padre, accidiosissimo uomo, fece differirne la consacrazione. Codesta divisione fatta nel-l’11 marzo non durò che fino all’8 maggio seguente. Il conte Pandonulfo, vedendo di mal cuore Atenulfo suo cugino, figlio di Landulfo 1’Anziano, gastaldo di Teano, innalzare una fortezza in Calvi, univasi a’propri fratelli per distruggerla; però gli assalti che essi le diedero riusciti essendo infruttuosi , Pandonulfo volgeva le armi contro i figli di Landone, ai quali to' e Suessa; e poscia impiegò tanti stratagemmi, che riuscì ad imprigionare Atenulfo e Landeuulfo , due fra i tre figli di Landenulfo il Vecchio, ed a toglier loro Cajazzo. Perseguitò eziandio il vescovo Landulfo, figlio di Landone il Giovane, obbligollo a trasportare il suo seggio nella città di Capua, ed infrattanto traendo partito della di lui lontananza , fece eleggere in suo luogo il proprio fratello .Landonulfo, quantunque fosse già ammogliato. I figli di Landonulfo e di Landone, per mettersi al coperto dalle vessazioni di Pandonulfo, ricorsero a Gaifro principe di Salerno, il quale accoglievali favorevolmente, li prendeva sotto .sua proteziqne, e non lardava a porsi in campagna per venire in loro soccorso. Papa Giovanni Vili, che pentivasi di aver negletto d’interporre la propria autorità onde ristabilire la pace fra i dissidenti, si rese ora anch’egli sul-luogo, e postosi ad Antignano, fu testimonio dei varii combattimenti accaduti tra i fratelli e i cugini. Vide da un lato Atanasio vescovo di Napoli combattere colle proprie genti in favore di Pandonulfo, e dall’altro i principi di Salerno e di Beneyento, che miravano al possesso di Capua, gli davano spesso sanguinosi spettacoli, a cui rimediare non potendo ritornavasene amareggiato dell’ inu^ tilità del suo viaggio. Infrattanto Gaifro stringeva d’assedio Capua; ma nel seguente anno lo levava, dopo avere inutilmente tentato di riconciliare Pandonulfo coi fratelli e cugini suoi. I Saraceni, approfittando di .tante discordie, ricominciavano le scorrerie nel Beneventano, e devastavano il paese fino alla Campagna di Roma. Papa Giovanni Vili, commosso dagli atroci fatti che commettevano i Barbari , mettévasi in via per la seconda volta nell’88i, onde tentar nuovamente di condurre alla pace i discordanti signori.