386 CRONOLOGIA STORICA » impedire che il titolo di re, del quale veniva decoralo » Luigi, non avesse ad essere sorgente di discordia fra lui » e gli eredi di Giovanna, se essa prima di lui morisse, il » papa, prima di procedere alla cerimonia del coronamcn-n to, statuiva che questo principe ricevendo la corona non v acquisterebbe alcun diritto, e che l’ordine di successione » regolato dalla santa sede nella concessione fatta a Carlo I » non sarebbe interrotto. I due sposi, al colmo della gioia, » vollero lasciare un monumento della loro riconoscenza in n memoria di questo felice avvenimento: Giovanna fondò n una chiesa in onore della Santa Vergine; e Luigi istituì » l’ordine di cavalleria dello Spirito Santo del retto desiri derio, domandato dagli storici napolitani, l’ordine del » nodo. I cavalieri doveano essere trecento, doveano digiu-» narc tutti i giovedì, si impegnavano a costante fedeltà n verso il re, a fare la guerra ai nemici della religione al-n lorchè ne fossero stati richiesti dal papa, ed a visitare » il santo sepolcro. Portavano sull’ abito, ricamato in oro, r> un raggio di luce, e al disopra un nodo aggruppato in »forma di doppio laccio d’amore con questo motto : Se a » Dio piace. Allorché un cavaliere si era distinto con qual-» che valorosa azione in battaglia, se aveva ucciso, per esem-n pio, o fatto prigione il generale nemico, tolta o rovesciata n la bandiera, egli scioglieva il nodo fino a che avesse fatto t> il viaggio di Palestina, e allora lo rannodava e prendeva » per motto: Piacque a Dio » (Papone). I principi Roberto e Filippo di Taranto, ritornati dalla loro prigionia in virtù del trattato di cui abbiamo or ora parlato, vennero colmati di favori dal re Luigi loro fratello e dalla regina; ma la preferenza di cui godevano alla corte non mancò di eccitare la gelosia di Luigi di Durazzo, il quale vedendosi negletto risolse di vendicarsi. Postosi alla testa dei malcontenti, il cui numero ogni dì più aumenta-vasi, per la negligenza del governo, inalzava lo stendardo della ribellione, ed impunemente devastava le più belle pro-vincie del regno. Roberto, di lui fratello, era a parte del di lui malcontento: volle pure associarsi alla vendetta. Recatosi in Provenza, vi formava una lega col signor de la Gar-de, della casa d’Ademaro, e riunite costoro le lor forze, sorprendevano, durante la notte del 5 febbraio 1355, il ca-