CRONOLOGIA STORICA gione e di due squadroni. Ordinò gli fossero recale le armi tutte clic trovavansi nella città; fece porre una guardia alle porte, onde nessuno entrarvi potesse nè sortirvi; fece prigioniera la guarnigiope cartaginese; diede ordine fosse trasportato al campo il senato, il quale fu caricato di catene, dopo che venne obbligato a rimettere ai tesorieri tutto l’oro e l’argento di cui era provveduto. Venti senatori furono inviati a Calvi, e dieciotto altri a Teano: erano quelli che si sapevano autori od istigatori della rivolta di Capua. I proconsoli poco dopo li raggiunsero al campo, ed istituirono il loro processo. Claudio inclinava al perdono, e Fulvio al rigore. Quest’ultimo prevaleva; ed i prigionieri venivano battuti con verghe, e poscia decapitati. Durante tali esecuzioni, un Capuano, domandato Giubcllio Taurea, che non era fra i condannati, avanzossi verso il tribunale di Fulvio, e cosi a lui parlò: Comanda che anch’io sia posto a morte. Fulvio rifiutava, sicché egli riprese : Dopo avere perduto la patria, gli amici, dopo aver ucciso di mia propria mano i miei figli e mia moglie, onde preservarli dagli ignominiosi trattamenti che non avreste mancato di usar loro ; poiché non mi è permesso di morire della stessa morte de’miei concittadini, troverò io bene nel mio coraggio la libertà di abbandonare questa odiosa esistenza ,• e tolto un pugnale che nascosto tenea nella veste, se lo immerse nel seno, e cadde tutto insanguinato davanti il crudo generale. Tito Livio dice che Taurea non venne di sua volontà a Calvi, nè perì di sua propria mano, ma che mentre era attaccato al piede cogli altri condannati, Fulvio, udite certe parole da lui proferite, ordinò che fosse pel primo battuto con verghe, e poscia posto a morte. Però Valerio Massimo (lib. 3, de Fortitud.) e Silio Italico (1. 3), attestano la di lui morte come abbiamo raccontato. Ecco i versi del secondo: llic atrox vii'tus (nec enim occuluisse probalutn Spedatimi vel ili hosle decus) clamore feroci, Taurea tunc, inquit, ferro spoliabis inultus Te majorem animata? 'Et jusso lictore recisa Ignavos cadet ante pedes fortissima cervix? . Hand unquam hoc nobis dederit Deus; inde minaci Obtutu torvum cantra et furiale rcnidens, Bellatorem alacer per pectora transigit eitsem.