DEI RE DI NAPOLI E DI SICILIA. 351 aionc, sicché Merci, nel 28 aprile, avvicinavasi colle sue truppe al campo degli Spagnuoli presso Palermo; e presi alcuni piccoli forti, che ne difendevano i trincieramcnti, iacea marciare in bella ordinanza,- nel 2 maggio di buon mattino, tutta la sua armata, onde sorprenderli. Allora dal campo e dalle mura della città cominciossi a gridare: la ■pace, la pace. Merci arrestavasi, e quattro giorni dopo, mercè l’intervento dell’ammiraglio Bing, concludevasi una sospensione d’ armi, e si statuiva che le milizie spagnuole trovantesi in Sicilia ed in Sardegna sarebbero trasportate sulle coste della Catalogna. In seguito, nel convenuto giorno, gli imperiali entrarono in Palermo fra le acclamazioni del popolo e ne presero possesso. Si imbarcavano gli Spagnuoli nel 22 giugno, e con essi partirono ben cinquecento Siciliani, che espatriavansi per timore degli imperiali, ed abbandonavano i propri beni, che vennero confiscati. Carlo VI però non ottenne l’investitura di Napoli e Sicilia che nel g giugno (e non 28) 1722. La lite per la monarchia siciliana ancora durava; ma finalmente, nel 3o agosto 1728, Benedetto XIII la terminò, mercè una bolla, che, derogando da quella di Clemente XI, ristabilì l’imperatore nel diritto di legazione. Tale bolla è in forma di regolamento, tanto sulle cause che debbono essere di competenza del tribunale della monarchia quanto sulla maniera di procedura. Le varie clausole inseritevi trovarono forti opposizioni da alcuni cardinali, zelanti per le immunità del clero siciliano (De Garce, Ist. dell’ Univ., tom. II, pag. 226). Il re di Spagna, nella guerra accesasi nel 1733 tra la Francia e l’imperatore per dare un sovrano alla Polonia, prendeva il partito di Francia, e nominava sul finir del febbraio 1734 i’infante don Carlo, già duca di Parma fino dal 1732, generalissimo delle milizie spagnuole in Italia. Mentre questi conducevale dalla parte di Roma, una flotta considerabile, della stessa nazione, giungeva a Civila-Vec-cliia, e nel 20 febbraio impadronivasi delle isole di Pro.cida ed Ischia. L’infante allora pubblicò un manifesto con cui dichiarava essere suo disegno di ricuperare il regno di Napoli, e prometteva diminuirne le imposizioni, aumentarne i privilegi, e perdonare a tutti quelli che avevano seguito le parti dell’ imperatore contro la Spagna. I politiconi, dice