DEI RE DI SICILIA. 259 c ne fece grande massacro (Riccardo di S. Germano, Chron.). Ma questa bella vittoria non procurò già ai Siciliani i vantaggi che sembrava prometterle. Marcualdo ebbe la destrezza di rientrare in favore alla corte di Palermo, unendosi a Gualtiero, nuovo arcivescovo di questa città e gran cancelliere di Sicilia. Gualtiero conte di Brienne, in questo mezzo, arrivava di Francia a Roma colla sua sposa Alberia. L’oggetto del suo viaggio era reclamare in nome della moglie sua la contea di Lecce ed il principato di Taranto, che erano stati promessi a sua suocera Sibilla dall’ imperatore Enrico VI, allorché questa presso di lui recavasi. Innocenzo III accoglievalo favorevolmente, ben contento d’avere in sua dipendenza un personaggio di questo rango e tanto valoroso, non solo onde opporlo agli olficiali teutonici, i quali maltrattavano Puglia e Sicilia, ma anco e per farlo montar più alto che non avesse mai pensato, nel caso che Federico fosse venuto a morte ancora fanciullo. Il papa impegnossi dunque di metterlo in possesso dei domimi da lui pretesi, dopo avergli fatto promettere che non chiederebbe di più, e che impiegherebbe il suo valore contro i nemici di Federico. Gualtiero dopo ciò ritornò in Francia, donde riveniva a Roma con piccola truppa ma scelta, che poscia condusse in Terra di Lavoro, ove diede battaglia al conte Diepoldo, presso a Capua, e lo mise in rotta, con grande stupore dei Capuani, i quali sortivano dalla città per ¡spogliare il campo alemanno. Egli aiutò in seguito il conte di Celano a conquistare la contea di Molise; dopo di che, passato in Puglia, impadronissi del castello di Lecce e di parecchie piazze del principato di Taranto. Mentre che le armi del conte di Brienne prosperavano di qua dal Faro, il credito di Marcualdo cresceva sempre alla corte di Palermo. Ei vi divenne tanto possente, che era tutta la Sicilia in suo potere, ad eccezione solo di Messina e di poche altre piazze; ma tanta prosperità non gli durava: attaccato dal mal della pietra, volle subire l’operazione del taglio, che allora non ancora era ben conosciuta in Italia (e che molto più tardi lo fu in Francia), la quale male eseguita, ei vi lasciò la vita nel 1201 (Fita di Innocenzo III, n."3a). Gualtiero di Brienne nel 1204, collegatosi con Ja-