DEI RE DI NAPOLI E DI SICILIA 355 universale Maria Teresa, sua primogenita, e cederebbe al re di Sardegna due città a sua scelta nel Milanese, restando la rimanente provincia a sua maestà imperiale, che in compenso di tale abbandono avrebbe gli stati di Parma e Piacenza. Il re di Sardegna non fu soddisfatto di tale accomodamento, e non senza ragione. Pel fatto, nell’ultima guerra egli avea conquistato il Milanese, e ad esso ne era stata promessa la metà. Pure, pel bene della pace, volle contentarsi delle città di Novara e Tortona coi loro ter-ritorii. La corte di Madrid fece più romore delle altre; accusò apertamente di mala fede la corte di Francia, per averle fatto perdere i ducati di Parma e Piacenza, e aver disposto col suo interesse del granducato di Toscana, sul quale non solo non avea dessa alcun diritto, ma che anzi era stato pei precedenti trattati assicurato-alla Spagna. 11 cardinale di Fleury pretendeva però aver fatto le parti eguali fra le potenze belligeranti, poiché i regni di Napoli e di Sicilia, cui la Francia aveva aiutato la Spagna a conquistare, valevano assai meglio che non Parma, Piacenza e la Toscana; e che il sacrificio fatto dall’imperatore dei suoi diritti su quei.due regni era compensato dall’abbandono della Toscana al suo futuro genero. Il duca di Montemar rimase stupefatto alla notizia di ciò che passava tra P impero e la Francia, e più allorché il duca di Noailles gli fe’sapere che avesse a provvedere alla propria sicurezza, dacché egli avea proibizione di prestargli verun soccorso. In effetto, presto s’intese che gli Alemanni scendevano pel Padovano e Trentino, ed incam-minavansi difilati per a Mantova. Cosi poco attesa irruzione obbligollo a ritirarsi; fece prestamente passare l’Adige alle truppe, lasciando indietro gran quantità di foraggi e di .viveri, e recossi al di qua del Po; senonchè incontrati gli imperiali presso a questo fiume, egli inviava circa settecento dei suoi soldati alia Mirandola, facea partire un distaccamento verso Parma, ed affrettavasi di recarsi a Bologna, sperando trovare in essa un asilo, siccome città dello stato ecclesiastico; ma inseguito dagli Ussari, dovette penosamente salvarsi in Toscana. Nell’anno iy36 l’Italia cominciò a respirare per certa inazione delle potenze belligeranti , senza nondimeno