DEI RE DI SICILIA a77 di Pietro re d’Aragona, sposo di Costanza, figlia di Manfredi, e colla sua eloquenza persuadeva questo principe a tentare una invasione in Sicilia, come un bene appartenente alla di lui moglie, unico rampollo della casa Sveva. Passò egli poscia nell’isola, travestito da frate minore, onde eccitare i popoli alla rivoluzione; e vi riusciva pienamente. Di là recavasi a Costantinopoli, ed otteneva un’udienza secreta dall’imperatore Michele Paleologo, nella quale preveniva questo principe che « il re Carlo ed i Veneziani » aveano fatta una secreta lega contro di lui, e che pre-» paravasi già una flotta; che il re di Francia non avrebbe « mancato di sostenere il re di Sicilia suo zio; che il solo » mezzo di stornare la procella era dare a quest’ ultimo » occupazione in casa propria, col fargli ribellare la Sicilia, » i cui popoli erano stanchi della francese tirannide; che » tal cosa facilissima era, se avesse voluto l’imperatore soc-» correrli ; e che il re d’ Aragona non attendeva che Poc-» casione per far valere i diritti della sposa sua, la regina » Costanza. Aggiunse, non essere necessario che l’impera-» tore armasse, bastare che avesse del denaro somministrato, » e aveasi ragione a sperare tutto il buon successo della »'intrapresa. Michele promise tutto ciò che desidera vasi ; » diede lettere al Procida per papa Nicola III (nemico del » re Carlo) e pel re d’Aragona, ed ordinò a Benedetto »^accana, suo secretario, d’accompagnare il Procida in » Europa, e di assicurare ¡ malcontenti poter essi far cal-» colo di trentamila oncie d’oro, che sarebbero loro date » al primo bisogno che ne avessero avuto onde compiere » i loro progetti » (Buriqnì, Istoria di Sicilia, tonr li, pag. 186). Nel »282, al 3o marzo, seconda (e non terza) festa di Pasqua, successe in Palermo una grave sommossa contrp i Francesi, che però non fu, come si crede comunemente, premeditata. Il popolo andavasene tranquillamente, c senza disegno, ad assistere ai vesperi nella chiesa dello Spirito-Santo, posta a seicento passi dalla città. Il coman-dante, Giovanni di San-Remigio, dietro qualche romore che correva, avea dato ordine di esaminare s’ei fosse armato; e questa fu pei soldati occasione per mancar di rispetto alle donne. Ora un francese, appellato Progne!, vista una giovane dama, perfettamente bella, brutalmente insultavala,