CRONOLOGIA STORICA ghieri discorsi le malvagie inclinazioni di lui adulavano,' che, ad esse cedendo, fece egli arrestare Atanasio e gli altri suoi zii Stefano vescovo di Sorrento e Cesario. Il clero greco e latino, i monaci e il popolo, reclamarono il loro vescovo. Sergio prendeva tempo a deliberare; senonchè informato, sette giorni dopo, che il clero era risoluto di scomunicarlo e di porre sotto interdetto le chiese, afìrettavasi a porre gli zii in libertà; ma egli facea guardare a vista Atanasio nel Ì>alazzo vescovile; perseguitava gli ecclesiastici, opprimeva e vedove e gli orfani senza protettori rimasti, e più strettamente univasi ai Saraceni, in tempo che l’imperatore Luigi faceva contro essi l’assedio di Bari. Questo principe, di cui aveva Atanasio implorata la protezione, ordinava a Martino duca d’Amalfi di toglierlo dalle mani de’suoi persecutori. Martino eseguì con buon successo la commissione, e sconfisse eziandio più volte i Saraceni per mare e per terra. Atanasio portavasi a ringraziare l’imperatore a Bene-vento, e poscia recavasi presso il vescovo Stefano suo fratello a Sorrento, ove però non trovossi in sicurezza, ed informato come la consorte di Sergio tentava di farlo avvelenare, rifuggiva a Roma appresso papa Adriano II. Durante la di lui lontananza, Sergio saccheggiava i tesori della chiesa di Napoli; ciò che altiravagli una scomunica dalla {»arte del ponlefice, il quale colpiva eziandio d’interdetto a città, sul rifiuto degli abitanti di prendere la difesa del loro vescovo, quantunque vivamente sollecitati dallo stesso pontefice. Da Roma, Atanasio portossi a visitare l’imperatore, verso il giugno 872, e ritirossi poscia a Yeroli, vicino a Monte-Cassino. Là cadde ammalato, e morì in odore di santità nel i5 luglio 872, giorno nel quale la chiesa onora la di lui memoria (Muratori, Saint-Marc). I Saraceni, respinti dall’imperatore Luigi II fino a Taranto, tentarono rifarsi delle loro perdite sotto il di lui successore Carlo il Calvo, nell’ 875. I Napoletani, gli Amalfitani, i Salernitani, allarmati, e troppo deboli per resistere a questi barbari, nè sapendo d’altronde a cui rivolgersi onde ottenere soccorsi, determinaronsi a chieder loro la pace, che però non veniva loro accordata se non colla condizione di utiire le armi loro a quelle degli infedeli per