DEI CONTI E PRINCIPI DI CAPUA i33 di non abbandonare i suoi alleati; ed inteso come il pretore C. Flavio comandante un esercito in Puglia, divenuto insolente per certi piccoli vantaggi riportati sulle terre che obbedivano ai Cartaginesi, non conservava più la disciplina nello esercito suo, marfciò difilato contro di lui nella Puglia. Il pretore, pieno di ardire e di confidenza, andavagli incontro, ed attaccavalo con tanto disordine, che tutto il suo esercito fu posto in rotta: diciassettemila uomini uccisi, e appena duemila poteron salvarsi, dopo che il loro generale «bbe preso la fuga con duecento cavalli. Tale successo rilevò le speranze dei Capuani, e rianimò il loro coraggio; senonchè, d’altra parte, il console Appio Claudio, tornato al campo di Capua, dopo aver dato ordini per l’approvvigionamento, vi trovò Q. Flavio suo collega, che occupavasi ad unire le macchine necessarie per battere la piazza. Ora richiamavano essi da Suessula il pretore Claudio Nerone, il quale, lasciata in quella piazza una piccola guarnigione, prontamente ad essi si univa; e Capua videsi circondata da tre campi e da tre eserciti. Ridotti a chiudersi nelle lor mura, dopo aver fatti vani sforzi per rompere i lavori degli assedianti, i Capuani inviarono una seconda deputazione al generale africano, per ¡scongiurarlo di recarsi prontamente in loro soccorso, poiché vedevansi non solo assediati, ma strettamente serrati dai Romani. Nel tempo stesso giunsero lettere da Roma del pretore Pubblio Cornelio ai consoli, con ordine di avvertire i Capuani che prima degli idi di marzo (il giorno i5) sarà, libero agli assediati di entrare o sortire dalla città coi loro effetti; ma che scorso quel termine, qualunque restasse in Capua, o tentasse fuggire, sarebbe trattato come nemicò. Tito Livio (Decade 3, I. i3, c. 18) dice che i portatori di tale dichiarazione vennero ricevuti a Capua con disprezzo, con ingiurie e con minaccie. Ora i Capuani inviarono nuovi deputati ad Annibale, i quali trovaronlo'a Brindisi : la di lui risposta era che da prima egli aveali liberati da un assedio; ma che al presente, avendo i nemici prevenuto il suo arrivo, non era più in suo potere il soccorrerli. Riflettendo tuttavia, dopo averli cosi congedati, che a lui sarebbe di onta l’aver abbandonato una città la cui alleanza aveagli procurata quella di tutte le città della Campania, detenni-