DEI CÓNTI E PRINCIPI DI CAPUA i83 Napoli, poscia tornava a Pisa, e Rainulfo vedendosi così abbandonato, risolvevasi alla sommissione, e recavasi a chiedere umilmente la pace al re Roberto, che affabilmente ac-coglievalo. Gli altri baroni imitavano questo esempio, di modo che non restava che il principe Roberto a domare. La città di Capua, da Roggero investita, cadde alla prima intimazione, nel 1135. Desso partiva poscia per Salerno, donde ritornava in Sicilia. Caduto gravemente ammalato, si sparse il grido della sua morte, a cui tanto più si credeva in quanto che egli, perduta allora la sposa Albizia, erasene rimasto parecchi giorni rinchiuso onde liberamente abbandonarsi al dolore. 11 principe Roberto ed il conte Rainulfo, ingannati dalla fama, credendosi liberati da così formidabile nemico, disponevansi a riprender le armi; e Roberto, ritornato, da Pisa a Napoli con buon corpo di truppe, con-certossi col duca Sergio e col conte Rainulfo sui mezzi onde ricuperare i rispettivi domjnii. Cominciarono dall’as-scdiare Capua; senonchè un Cansolino, a cui aveane Roggero confidata la difesa con forte guarnigione, fece cadere "a vuoto il tentativo; e gli assediatiti, vedendosi'costretti a ritirarsi, conducevano seco molto bestiame, che aveano preso tanto più facilmente, quanto che i Capuani, non diffidando di alcuna ostilità, avevano lasciato il bestiame a pascere nelle circostanze della pitta. Cansolino , visti di nuovo in armi il principe#ed il conte, rinforzò le guarnigioni di Capua, Maddaloni, Cicala e Nocera, nonché dei circostanti castelli; e inteso come la città di Aversa titubava, vi si trasportò per assodarne la fedeltà; però, non ostante’ tale precauzione, il principe Roberto, riusciva a trarre nel proprio partito gli Aversani, ciò eh« avendo rianimato il coraggio del duca Sergio e del conte Rainulfo, induceva quest’ultimo a lasciarsi persuadere dai confederati di porsi in marcia con ottomila Pisani per fare l’assedio di Capua. Però meglio istruito della fortezza della piazza e della guarnigione che difendevala, giudicò meglio arrestarsi sulle rive del Clanio, in un luogo detto il Ponle-a-Selice, sperando > propri partigiani solleverebbersi onde rimettcrnelo in possesso; senonchè il feroce Cansolirlo, prevedendo ogni avvenimento, assicuravasi delle persone sospette, ed inviavale sotto buona custodia a Salerno. Roberto quindi cangiava la