DEI DUCIII DI NAPOLI 211 fiiombù sur essi con tal furore, che al ponte di Teodemondo, i pose in rotta, e fece ben ottocento prigionieri, fra cui 10 stesso Cesario (Erckembcrto, Ist., c. 27). Il duca Sergio non viveva più nell’862; nè di più si può precisare sul tempo della sua morte. Egli lascio parecchi figliuoli, il maggiore dei quali gli succedette; e due altri, Atanasio e Stefano, furono vescovi, il primo di Napoli, 11 secondo di Sorrento. GREGORIO, primogenito di Sergio, era già molto tempo prima di succedergli di lui collega. Fu questo un principe pieno di saggezza e di valore; e durante il suo regno gli affari di Napoli, dice il Muratori, camminarono felicemente. Allorquando nell’ 866 l’imperatore Luigi II portossi a prendere i bagni a Pozzuolo, trovavasi malcontento dei Napoletani c del duca loro; senonchè Gregorio impiegava per pacificarlo suo fratello Atanasio vescovo di Napoli, c questo prelato, rispettabile per la santità della sua vita, ottenne da Luigi eli’ egli non moverebbe ostilità e non rechcrebbesi neppure a Napoli. Gregorio, dopo qualche tempo cadde ammalato, e, consigliato dai fratelli, associossi SERGIO suo figlio, al quale negli ultimi suoi momenti vivamente raccomandava di seguire in tutto i consigli di Atanasio suo zio. M. di Saint-Marc pone la morte del duca Gregorio verso il fine del-P866, ed in questo ci sembra preferibile al Muratori, che ce lo dà vivo fino al 916 (Ann. cL’ Ital., tom. VI, pag. 280). Oltre al figlio che segue, Gregorio ne lasciava un secondo, appellato Atanasio come il di lui zio, che rimpiazzò dopo la di lui morte, avvenuta nel i5 luglio 872, sul seggio di Napoli, ma del quale non imitò per nulla le virtù. Stefano, vescovo di Sorrento, fu il terzo figlio di Gregorio, e Cesario il quarto (Muratori). SERGIO II, figlio e successore del duca Gregorio, adempiva da prima le volontà estreme del padre suo, e saggiamente governò finché segui i consigli di Atanasio suo zio; ma la moglie sua e la di lei madre, egualmente orgogliose, non potendo patire che Sergio fosse in tal qual modo allo zio sottomesso, così insinuavansi, e con lusin-