ag8 CRONOLOGIA STORICA .ncso, non avendo voluto nè l’arcivescovo di Palermo né alcun vescovo di Sicilia prender parte a tale ceremonia, a cagione dell’ interdetto, sotto cui trovavasi. Una forte malattia, sopravvenuta al reggente_ poco tempo dopo, in Siracusa , rianimava le speranze dei Palice e dei partigiani loro. Giovanni Magna, uno di questi ultimi, credendolo morto, corse a Messina, di cui sollevò il popolo, sforzò la pasa dello stradigot, lo uccise, e fé’ nominare un altro in suo luogo; senonchè dopo alcuni giorni, i sediziosi, informati che il reggente era tornato in salute , portavansi ad impadronirsi della cittadella di San-Salvatore, ed innalza- ■ vano la bandiera del re di Napoli, dopo aver abbattuta quella del re Luigi. 11 reggente, subito che le sue forze gli permisero di porsi in campagna, presentavasi davanti alla piazza, a prima giunta prendevate, e puniva i caporioni della rivolta, alcuni colla morte, altri colla prigionia o col bando; senonchè sfuggivagli Giovanni Magna, . ed egli metteva una taglia sulla di lui testa. Una serva di questo colpevole, nascosto iu una coffa, abbandonavalo' per cento fiorini ai di lui nemici . Attaccato alla coda di un cavallo, egli venne trascinato per le strade di Messina, e poscia appiccato. ( Fazel, pag. 489). La morte avendo rapilo nel gennaio 1343 il re Roberto, mentre che egli preparava nuovo sbarco in Sicilia, la regina madre , di Sicilia , ed il reggente credettero favorevole l’occasione , onde riconciliarsi colla corte di Roma; senonchè gli ambasciatori che vi inviavano' furono malissimo ricevuti da Clemente VI. Questo pontefice dichiarava loro, non aver la Sicilia a sperar pace, finché non riconoscesse per sovrana la regina di Napoli. Onde dare ai Siciliani nuovo segno della propria indignazione, egli riservava alla santa sede per due anni, con nuova bolla datata in Avignone il 5 maggio 134-5, la nominq ai vescovadi ed alle abazie, non eccettuando che i benefizj di cui le rendite ei£no al di sotto di cinquanta fiorini ( Rainaldi, ad hunc an., n. 83.) Sollecitato dal papa, il ministro di Napoli risolse tentare una invasione in Sicilia. Il conte di Squillazzo , incaricato di tale spedizione , sbarcava con un’armata vicino a Messina, di cui devastò le circostante; senonchè, postasi in via la reggente per respingerlo,