310 CRONOLOGIA STORICA eziandio l’isola di Licosa, della quale cransi già impadroniti. Rilornati gli infedeli in Sicilia, prepararono a Palermo un nuovo armamento, col quale s’impadronirono del castello di Misene, donde infestavano le coste dell’Italia (Giovanni Diacono, Vii. episcop. Neap.). E partiti di là, nel seguente anno, entrarono con poderosa flotta nel Tebro e penetrarono fino alle porte di Roma, che troppo bene trovarono fortificate per tentare di farne l’assedio; scaricarono però il furor loro sulla basilica di San-Pietro, che allora era situata fuori delle mura della città. Dopo averla saccheggiata, volsersi verso Fondi, che abbandonavano alle fiamme, e di cui massacrarono una parte degli abitanti, conducendo l’altra in ¡schiavitù; e portaronsi in seguito a stabilirsi in Gaeta, ivi attendendo nuovi rinforzi. Tali funeste novelle pervenute a Luigi II re d’Italia, diede egli ordine ai Spoletini di marciare con tutte le loro forze con* tro i Barbari. Giovanni Diacono racconta che l’imperatore Lotario, sotto il cui nome agiva Luigi suo figlio, fece par« tire grossa armata, che, raggiunti i Saraceni, li inseguiva fino a Gaeta; ma siccome questi eransi posti in aggualo nelle strette dei monti, sorpresero i cristiani, che nulla sospettavano, li posero in rotta, c ne uccisero la maggior parte nella lor fuga. Il peggio si fu che Cesario figlio di Sergio, accorso con alcilne brigate di Napoletani ed Amalfitani onde arrestare i Saraceni dall’inseguire i nemici, e data loro battaglia, venne egualmente sconfitto; senonchè il fiume, dice Leone d’Ostia, che era guadabile, gonfiossi talmente durante la notte, che, straripato, obbligò gli infedeli al mattino seguente di ritornare al lor campo sotto Gaeta, di cui avevano cominciato l’assedio. Lo continuavano essi col più grande ardore, allorché Cesario, figlio di Sergio, approdato al porto di Gaeta coi vascelli napoletani ed amalfitani, ispirava agli assedianti cotal terrore, che ritiravansi precipitosi. Landone, principe di Capua, era divenuto paralitico; e Sergio, obbliando i trattati che fatti avevano insieme, di-chiaravagli la guerra, coll’aiuto di Ademaro principe di Salerno, verso l’86o. Però Landone il Giovane, che avea preso le redini del governo durante la malattia del padre suo, recatosi condro Gregorio e Cesario figlio di Sergio,