5i/f CRONOLOGIA STORICA lui. Il conte nel suo ritiro fu incolto da noia, e se gli destò Fidea di liberarsi mercè’ una ribellione. Recatosi a Londra con duecento uomini, raccolse il popolo da cui era amato e lo istigò a sollevarsi. Ma il tentativo fu vano poiché nessuno corrispose alle sue esortazioni. Fu inseguito e a malgrado del suo valore costretto di arrendersi a discrezione. Ventiquattro pari nominati a fargli processo, lo condannarono con sentenza ig febbraio 1601 ad essere scorticato dopo avergli troncata la testa. La regina fece diferire Ì»er otto giorni (’esecuzione della sentenza, sperando eh’ci e chiedesse perdono cui era già disposta a concedergli. Egli intatto lo chiese, ma per atroce perfìdia noi fu partecipato ad Elisabetta (1). Questa principessa intese la sua morte con un doloro che l’accompagnò sino alla tomba} ove scese il 3 aprile ( N. S. ) iGo'ò in età di settant’anni circa l’anno quarantacinquesimo del suo regno dopo aver dichiarato, giusta alcuni scrittori, a suo successore Jacopo VI re di Scozia. L’arcivescovo di Cantorbery che l’assistette negli estremi suoi momenti, per confortarla lo disse: Madama, dovete molto sperare dalla misericor- (1) Il conte nel suo partir per l’Irlanda aveva dello alla regina: « L’aria dor di servirvi mi allontana sovente dalla vostra corte. Quando vado a com-33 battere i vostri nemici io lascio presso di voi i miei: poss’ io sperare che il 33 vostro cuore sia sempre per difendermi contra i loro arlifìcii e le loro calun-33 nie? Io farò di più, soggiunse Elisabetta : voglio difei^rvi in tuUi i casi 33 possibili contra gli stessi vostri torti e contra i miei errori 33. Ella gli diè un anello giurandogli che in qualunque disgrazia potesse-egli cadere, fosse o no meritata, quando quel pegno della sua tenerezza le venisse presentato, sarebbe per luì un pegno certo di clemenza e di amicizia. Dopo la condanna del conte ella attendeva impazientemente quell’anello; e non vedendolo giugnere credette che il conte spingesse il disprezzo verso lei al segno di preferire In morte piuttosto che doverle la vita. Per altro il conte aveva affidato l’anello alla contessa di Nottingham incaricandola di farlo tenere alla regina; ma il conte di Nottingham nemico capitale del conte di Essex erasi fatto dar parola dalla moglie di tener presso lei l’anello lasciando che il conte subisse il suo supplizio. Ella stessa al momento di sua morte fece pregar la regina di recarsi a visitarla, e dopo averle chiesto perdono di quanto stava per dirle, ed averla assicurata ch’ella ne moriva di rimorso, le confessò piangendo quell’orribile infc' delti: Dio possa perdonarvi, le disse Elisabetta dopo averla ascoltala: quanto a me non ve la perdonerò mai (Gaillard Rivol. de la Frane. Suppl.'V. IÌIJ Lo stesso aneddoto riguardalo da alcuni storici per favoloso, è asserito vero da llume.