DEI CONTI DI PROVENZA 489 era governatore per la Francia, ne aveano unite altre dieci, diede gran battaglia e vintala compiutamente il 7 luglio 1460, sarebbe già andato al possesso del regno di Napoli ove avesse inseguito senza posa il nemico che già per quella sconfitta si trovava prostrato; ma invece avendogli lasciato l’agio di rannodarsi, perdette colla inazione il frutto della vittoria. Ribellatisi i Genovesi nel 1461 durante la sua assenza, si trasferì il re suo padre nello stato di Genova con sette galere cariche di truppe rinforzate dopo lo sbarco da seimila uomini spediti di Francia. Dice Muratori, che i Francesi non seppero approfittare del tempo, giacché avrebbero potuto entrare senza resistenza in Genova; ma giunti troppo tardi furono costretti a farne l’assedio. Diversi furono gli assalti che i Genovesi sostennero valorosamente. Finalmente nel 17 luglio seguì battaglia in cui la vittoria stava per dichiararsi pei Francesi, quando improvvisamente l’arcivescovo di Genova fece segno che giungeva un rinforzo da Milano. A questa nuova, ch'era falsa, i Genovesi esclamano tosto viva Sforza, viva il duca. I Francesi credendo avere i Milanesi alle spalle prendono la fuga ed i Genovesi gl’inseguono facendone grande carnificina. Dopo questo disastro Renato s’imbarcò di nuovo e rinunciò a qualunque spedizione militare, e nulla in seguito poté mai rimoverlo da tale risoluzione. Egli per parte di Jolanda avea ben fondate pretensioni sul regno di Aragona, ed essendo stato nel i465 chiamato a quella corona dai Catalani ribellati, cedette i propri diritti al figlio Giovanni duca di Calabria e di Lorena. L’anno 1467 il duca passò in Catalogna con un esercito composto di Loreni, di Francesi e di Provenzali, e in tre campagne consecutive sottomise quasi interamente quella provincia. Ma in mezzo a quelle conquiste egli morì il 16 settembre 1470. Di due figli che avea avuti, Giovanni il primogenito lo avea preceduto alla tomba 0 almeno lo seguì assai dappresso, e Nicolò il secondo gli succedette nei ducati di Calabria e di Lorena. Intanto Kenato coltivava pacificamente le scienze e le belle arti senza trascurare le sue cure verso i popoli affidatigli. Studiava le matematiche, occupavasi dell’ astronomia, peccando un poco, secondo il gusto del secolo, di astrologia giudiziaria. I momenti dei suoi ozii specialmente