DEI CONTI E DELFINI DEL VIENNESE 533 ottenne da Benedetto XII una bolla in data del XII delle calende di dicembre i34o ebe dichiarava nulla la cessione che il capitolo avea fatta al delfino dei propri diritti sulla città (Valbonnais, tom. II, pag. 424)- Umberto avea negoziato più solidamente il 20 giugno di quest’anno con Ai-nardo 11 barone di Clermont, il quale in forza delle convenzioni fece al delfino donazione pura e semplice delle terre di Recoin, della Chapelle, della consignoria di Di-visin, del dominio superiore di Monferrato, ecc., che non dipendevano da alcun signore; e il principe gli die’in iscambio la viscontea di Clermont in Trieves, lo creò gran-maggiordomo della sua casa e di quella della delfina, e lo dichiarò capitan-generale dei suoi eserciti, ordinando che in tal qualità comandasse sempre l’avanguardo delle sue truppe; le quali cariche fossero ereditarie nella sua famiglia. Ainardo li risaliva di padre in figlio a Siboud signore di Clermont e di Saint-Geoire, di cui è fatta menzione in un titolo della certosa di Silve-Benite all’anno 1080 (Anselino, tom. Vili, pag. 907). Intanto il fasto che dispiegava Umberto era superiore alle sue rendite, e per sostenerlo dovette ricorrere ad imprestiti. Nel i34o egli era debitore da più anni verso la camera apostolica di sedici-mila fiorini che sempre temporeggiava a pagare, e papa Benedetto XII stanco delle sue dilazioni impiegò in quest’anno per costringerlo al pagamento il mezzo delle censure, clr era allora assai comune in simili casi. Esse ottennero il loro effetto, ed Amblard di Beauinont, ministro del delfino, unita questa somma, la portò alla camera apostolica. Ma si ricusò riceverla ove non vi si avesse unito la terra di Avisan sulla quale sua santità avea delle pretensioni. In tal guisa il delfino rimase sotto scomunica sino alla morte di Benedetto, avvenuta nel i34a. Appianatesi le difficoltà sotto Clemente VI, questi con suo breve 23 luglio dell’anno stesso die’facoltà al confessore del delfino di assolverlo, esortandolo ad imporgli per penitenza qualche opera pia. Ciò die’ occasione alla fondazione che fece Umberto con sue lettere 24 dicembre di quest’anno di un monastero a Montfleuri presso Grenoble per ottanta religiose dell’ordine di San Domenico; e le spese necessarie a questa istituzione unite a quelle della sua corte che punto non ¡scemavano, sbilan-