DEI CONTI E DELFINI DEL VIENNESE 5a7 fu mal obbedito come si vede dalle sue lettere in data di Tournus, al ritorno suo. del dì 22 gennaio i3oa (V. S.). Serie riflessioni fatte sopra sè stesso dal delfino Umberto lo determinarono nel settembre i3o6 a ritirarsi presso la Certosa di Val-Sainte-Maric, diocesi di Valenza, ed ivi morì il 12 aprile o circa dell’ anno dopo. Da Anna sua sposa, morta sul finir del 1296 e seppellita alia Certosa di Saletes da lei fondata, lasciò Giovanni, che segue; Ugo della Tour barone di Faucigni, atteso il dono fattogli da sua avola Beatrice nel i3o3; Guido della Tour barone di Montauban, malamente da Dupuy, dopo Villani, confuso con Guido Cavaliere del Tempio, che fu arso a Parigi il 18 marzo 131Enrico detto il Viennesé eletto vescovo di Metz; e cinque figlie, Alice maritata nel 1296 con Giovanni I conte di Forez dopo essere stata fidanzata ad Amedeo V conte di Savoia ; Maria maritata ad Aimar nipote di Aimar III conte di Valentinois, morta religiosa a Saletes verso il i355; Beatrice moglie di Ugo di Chalon sire di Arlai, morta a Caselle il 10 giugno i347; Margherita maritata aFederico nel i3o2 figlio di Manfreddo marchese di Saluzzo, e Caterina moglie di Filippo di Savoja principe di Acaja (Valbonnais, t. I, pag. 170). Umberto I scolpì sulle sue armi un delfino accanto a due torri colle loro antemura. Sotto il governo di. Umberto I si resse in abazia capo d’ordine il priorato della Motte-Saint-Didier, posto a quattro leghe da Romans non lungi dall’ Isero e dipendente dall’abazia di Montmajour presso Arles. Un signore viennese di nome Joscelin avendo ottenuto dall’ imperatore di Costantinopoli le reliquie di Sant’Antonio in un viaggio ivi fatto nel 980, le depose nella chiesa di quel priorato ove •attrassero immenso concorso di popolo coi miracoli che operarono sui malati attaccati dal fuoco sacro, che si chiamò dappoi fuoco di Sant’ Antonio. Era una risipola contagiosa che faceva orribili stragi in parecchie provincie di Francia. Gastone, altro signore viennese, avendo sperimentata la virtù di tali reliquie nella persona del proprio figlio, fondò presso il priorato un ospitale officiato da pii laici a sollievo dei malati afflitti da quel morbo. Gli ospitalieri essendosi moltiplicati e sparsi in più luoghi, furono da Bonifacio Vili nel i2C)7 sottratti alla dipendenza di Montmajour, e convertito il priorato in abazia di cano-