DEI CONTI D’ANGOULEME aog e postala in mano all’infante mentre tenevasi nudo sulla fonte, giusta il costume d1 allora, gli disse ad alta voce: Monsignore vi do questa spada e la pongo nella vostrn mano pregando Dio che vi dia aiuto e sì buon cuore che siate tanto buon cavaliere quanto vi fa mai re di Francia che cingesse spada. Amen, amen, &mcn(Dormai, Hist. de Soissons, tom. II pag. 356). Lo stato di imbecillità in cui cadde il re Carlo VI suo fratello, occasionò una viva controversia tra lui e Filippo l’Ardito duca di Borgogna, intorno la reggenza. Filippo, ch’era stato tutore del re suo nipote, pretendeva a lui devoluto il governo dello stato attesa l’impotenza di quel monarca ; ma la vinse Luigi pel credito della regina Isabella sua cognata con cui manteneva un commercio molto equivoco. Se non che l’abuso che fece del suo potere, irritò la gelosia, e gli trasse addosso l’odio dei grandi. Diede per altro prove del suo patriottismo nella guerra che allora combattevasi contra gl’inglesi. L’anno 1402 il di y agosto mandò da Couci al re d’Inghilterra Enrico IV un cartello di disfida in cui lo tacciava di usurpatore della corona. Al quale avendo Enrico fatto risposta il 5 dicembre successivo, replicò il duca senza verun riguardo il 26 marzo i4o3 (N. S.) rimproverando ad Enrico di aver fatto morire il re Riccardo II suo predecessore e spogliata la regina Isabella di Francia di lui vedova. Le cose per altro rimasero in tale stato. Nel i4o4 morto il duca Filippo fu sostituito da suo figlio Giovanni il cui impetuoso carattere rianimò la querela della sua famiglia con quella d’Orleans, e per prevenire le conseguenze funeste che i loro dibattimenti davano luogo a temere, si prese il partito di mandare i due principi a far guerra agl’ Inglesi. Il duca d’Orleans partì per la Guienna ove prese Blaye, ma non riuscì davanti a Bourg, e ritornato a Parigi diede mano alla riconciliazione che fu negoziata tra lui c il duca di Borgogna dal loro zio Giovanni duca di Berri. Egli la credette sincera; ma non lo era che per sua parte benché giurata dall’uno e l’altro su quanto eravi di più sacro. Non tardò quindi a divenire la vittima della sua credulità e nel. 23 novembre del 1407, giorno di mercoledì, verso le nove della sera, mentre ritornava dal palazzo della regina posto sulla strada di Barbette caval-T. X. 14