DEI RE DI BORGOGNA 435 terna, fu riconosciuto c incoronato re di Provenza all’età di dicci anni dai vescovi e signori convocati a Valenza con lettere di papa Stefano VI. Quest’assemblea già da Ermen-garde predisposta addusse per principali molivi della sua elezione che Luigi era della famiglia imperiale per parte di donne, che l’imperator Carlo il Grosso gli aveva dato il titolo di re, e che l’imperator Arnoldo l’avea investito dello scettro mediante i suoi ambasciatori; donde è d’uopo conchiudere, giusta l’osservazione del presidente di Montesquieu, che il regno d’Arles come gli altri smembrati 0 dipendenti dall’impero, era nel tempo stesso ereditario ed elettivo; ereditario in quanto il re dovea scegliersi nella stirpe di Car-lomagno; elettivo in quanto che lo si sceglieva tra quelli che discendevano tanto in linea diretta che collaterale da quel principe. Nel 896, giusta Mabillon, ma più probabilmente l’anno 899, chiamato dai nemici di Berengario re di Lombardia, Luigi marciò alla testa di un esercito per sostenere i suoi diritti sull’Italia in qualità di nipote dell’imperatore Luigi IL Questa intrapresa ebbe cattivo esito, giacché appena valicate le Alpi si vide accerchiato dalle truppe di Berengario e costretto darsi a sua discrezione. Berengario gli permise di ritornare indietro dopo averlo fatto rinunciare giuratamente alle sue pretensioni; ma l’ambizione non gli permise di osservare il giuramento. Quindi l’anno 900 o sul finir dell’899 intraprese una nuova spedizione oltremonti. Più fortunato che non nella prima, assediò e prese Pavia, pose in fuga Berengario facendosi dai grandi acclamare re d’Italia. Nel 901 dopo aver due volte battuto Berengario, si portò a Roma ove dalie mani del papa gli fu cinta la corona imperiale. Ma queste prosperità non furono di gran durata. L’anno go5, e non 902, nel mese di luglio, avendolo Berengario sorpreso in Verona, gli fece cavar gli occhi e Io rimandò nel suo regno di Provenza. Ma non gli si tolse la vista in modo che non potesse ancora tracciar alcune lettere come si vede da diversi diplomi sottoscritti di sua mano. Dopo l’anno 923 de Saint-Mart non iscopre altri vestigi di sua esistenza, ma Charvet (Hist■ de V eglise da Vienne pag. a5i) cita due diplomi di quel principe, l’uno in data del 5 delle calende di dicembre l’anno ven-tesimosettimo del suo impero, giacché continuò sempre a