DEI DELFINI D’ÀUVERGNE 191 0 il seguente secretamente. Ma non andò guari ch’ella ebbe a pentirsi di un matrimonio con tanta passione e perseveranza desiderato. Lauzun da amante rispettoso divenuto marito insolente, la trattò con sì poco riguardo che fu costretta di scacciarlo da lei (1). L’anno 1682 ella donò pure la contea d’Eu, colla riserva però dell’usufrutto, al duca del Maine. Questa principessa, nel seno dell’opulenza, finì 1 suoi giorni oscuramente nel palazzo d’Orleans, detto oggidì il Lucemburgo, il dì 5 aprile 1693 nell’anno sessan- parlare, nel sorprendersi, nel complimentare. Il mercoledì madamigella fece una donazione a de Lauzun colla mira di conferirgli i titoli, nomi e fregi necessarii per essere nominato nel contratto matrimoniale che si fece il giorno stesso. Ella dunque', colla riserva di far di più, gli diede quattro ducati. Il primo fu la contea di Eu, eh’è il primo pariato di Francia e che conferisce il primo grado; il ducato di Montpensier di cui egli portò ieri il titolo per tutta la giornata} il ducato di San Fargeau, e quello di Cbalel-leraut, tutto ciò stimato ventidue milioni. Fu poscia fatto il contratto in cui egli prese il nome di Montpensier. Il giovedì mattina, che fu ieri, sperava madamigella che il re sottoscrivesse ciò che avea promesso; ma sulle sette della sera sua Maestà persuaso dalla regina, da Monsieur e da parecchi Baroni che questo affare faceva torto alla sua riputazione, si risolse di farlo tramontare, e chiamali madamigella e m.r di Lauzun dichiarò loro alla presenza di M. il Principe, che loro vietava di più pensare a quel matrimonio. M. di Lauzun ricevette quest’ ordine con tutto il rispetto, tutta la sommissione, la fermezza, e la disperazione che meritava una sì grande caduta, ma madamigella, seguendo il suo umore, proruppe in pianti, in grida, in violenti dolori, e in lamenti eccessivi; e guardò tutto il gioruo il letto senz’altro prendere che dei brodi. Ecco un bel sogno, ecco un bel soggetto di romanzo o tragedia, ma bell’argomento sovraltutto di eternamente ragionare, e discorrere. Noi il facciamo giorno e notte, sera e mattina, senza fine, senza intervallo, e speriamo che voi pure farete altrettanto „ ( tom. I Lei-tr, IX e X a mad. de Coulanges). (1) Lauzun esercitava su questa principessa tale impero che un giorno, a quanto pretendesi, nel ritornar che faceva dalla caccia, egli osò dirle: Luigia (V Orleans levami gli stivali. La principessa essendosi risentila di tale insolenza, egli fece col piede un movimento ch’era l’estremo degli oltraggi. Il giorno dopo egli ritornò al Lussemburgo. Ma la moglie di Lauzun ricordando finalmente eh’ era stata per divenir moglie d’ un imperatore, ne prese l’aria ed il tuono. Vi proibisco, diss’ella, di non mai più comparirmi dinanzi, Lauzun tenlò inutilmente di rientrarle in grazia. Avendo uno dei suoi amici presentata alla principessa una leltera che le scriveva, ella la prese e la gettò al fuoco in sua presenza senza averla letta nè volle rivederlo nemmeno nel punto della sua morte.