DEI VISCONTI DI LIMOGES 287 due volte ne guari mercè un antidoto che gli fece prendere Ademar abate di San-Marziale. Morto questi il 2Ò agosto 1124 senza far conoscere il suo secreto, la matrigna diede al figliastro una terza dose venefica per cui morì tre mesi dopo la morte dell’abate. Senonchè andarono a vuoto le sue mire ambiziose, essendo suo figlio Elia poco dopo Guido sceso aneli’egli nel spolcro. Nè questi due furono i soli figli che la- morte abbia tolto ad Ademar; chè perdette pure gli altri suoi figli eli’erano molti, meno due figlie, Brunissenda detta anche Umberga moglie di Arcam-baldo il Barbuto visconte di Comborn che il fece padre di molta prole, ed Emma, la quale rimasta vedova di Bardone di Cognac suo primo sposo senza averne avuto figli, sposò in seconde nozze l’anno n36 Guglielmo X duca d’Aqui-tania, al quale fu quasi che subito tolta da Guglielmo Tagliaferro figlio ed erede di Wulgrin conte d’Arigouleme; locchè, secondo Goffredo di Vigeois, avrebbe occasionato sanguinosa guerra se non fosse avvenuta nella primavera dell’anno dopo la morte del duca. Ademar elesse a’suoi successori i due primogeniti di sua figlia Brunissenda, indi si ritirò nel u3g all’abazia di Cluni. Egli era allora in età molto avanzata, si-licernius, dice lo stesso autore, e finì i suoi giorni qualche tempo dopo in quel ritiro. Ignorasi il nome della sua prima sposa che, secondo lo stesso Goffredo, era sorella di Guglielmo III detto Tagliaferro conte di Angouleme. 11 Laboureur la confonde colla moglie di Ademar II chiamandola Umberga. Riferisce Goffredo'di Yigeois intorno a questo visconte il seguente tratto che può aver luogo nel quadro dei costumi di quel tempo. « Il conte di Poitiers, die’egli, Guglielmo il » Vecchio, genero del conte di Tolosa, recatosi a Limoges » fu spesato da Ademar secondo l’usanza. Avvenne che il » padrone dell’albergo chiese del pepe a Costantino de la »Sana (derrata assai rara allora). Questi lo condusse » in una camera ove vide il pepe sparso sulla terra co-» me le ghiande che si danno ai porci. Ecco, die’egli, » del pepe per le salse del vostro padrone; e presa una » paletta, fu più quello che gettò via, di quello gli die-» de. Ciò fu riferito al conte come una magnificenza al-» la quale non mancò di far attenzione. Ademar si recò /» alla sua volta a Poitiers, e Guglielmo proibì di vendergli