DEI DUGIII DI BORBONE 401 alla ripresa di Bordeaux, di cui il celebre Talbot generale inglese erasi reso padrone in poco tempo. Lo zelo che avea dimostrato pel servigio dello stato sotto il regno di Carlo VII non perseverò altrimenti sotto quello di Luigi XI. Pel rifiuto che quest’ultimo gli fece della spada di contestabile, egli si unì al duca di Bretagna ed al conte di Charoláis, coi quali nascostamente ei tramò la lega del Ben- fmbblico, di cui fu uno dei principali autori. Èssa scoppiò ’anno dopo per aver il duca ricusato al re dei soccorsi che gli avea domandati per far guerra al duca di Bretagna. Questo primo atto di ribellione fu immediatamente seguito da altro ancor più oltraggiante. Borbone impadronitosi dei banchi del re s’impossessò dell’argento trovatovi, fece arrestare il signore di Crussol, Giovenale degli Ursini, e Doriole ricevitor generale delle finanze. Il re marciò prontamente contro il duca di Borbone, che sebbene sostenuto dal conte d’Armagnac, dal duca di Nemours e dal sire di AIbret, fu obbligato di fuggire dinanzi l’armata reale e di abbandonare il Borbonese per riparare a Riom. Assediato in questa piazza egli si vide costretto di piegare, e fu convenuta una tregua, di cui lo stesso re abbisognava per andare al duca di Bretagna ed al conte di Charolais che disponevansi venirgli incontro. Questa tregua non distolse però il duca di Borbone dalla lega a cui avea preso parte, e combattè per essa il 16 luglio 1465 alla battaglia di Mont-Iheri, poscia impadronissi nel mese di settembre seguente della Normandia a nome del duca di Berri, ma col trattato di Con-flans conchiuse poscia la pace col re che Io onorò del monile dell’ ordine di San-Michele. Ottenne lo stesso anno lettere di questo monarca in data del mese di novembre colle quali tutte le sue terre situate in Francia furono dichiarate, al pari del suo ducato di Borbone, unicamente di giurisdizione del parlamento di Parigi ( Guickcnon, Hist. mss. de Dombes ). Le usure che gli Ebrei esercitavano a Tievoux occasionarono dei lagni sui quali il duca Giovanni credette dover fare ragione, ordinando loro, con lettere del mese eli agosto 1467, di uscire immediatamente da quella città-, e siccome essi indugiavano ad obbedire, incaricò con altre lettere del seguente mese di marzo gli ufliziali delle sue camere dei conti, il gran consiglio, i T. X. 26