35a CRONOLOGIA STORICA sopravvisse, c di cui ignorasi egualmente i natali e l’anno del suo matrimonio, gli diede Guglielmo che segue, Giovanni morto nubile e Stefano signore di Chatillon-sur-Loing gran bottigliere di Francia. Fu il conte Stefano principe capriccioso, turbolento e schiavo delle sue passioni. Viene qualificato da Guglielmo di Tiro per vir quidetn carne nobilis, moribus non ita. Gli si deve peraltro dargli merito della abolizione che fece di un costume bizzarro e contrario alla tranquillità pubblica. Gli abitanti di Sancerre facevano ogni anno a quelli di Saint-Satur loro vicini una piccola guerra in cui dopo aver fatto uri prigioniero il consegnavano al loro prevosto il quale alle feste di Pasqua lo metteva in libertà come fece Pilato di Barabba; ma i San-cerresi privati di questo preteso diritto gli sostituirono un’altra usanza non meno assurda di cui parleremo in seguito. GUGLIELMO. L’anno 1191 GUGLIELMO succedette in tenera età a suo padre Stefano nella contea di Sancerre, sotto la guardia nobile 0 l’avvocazia, come si diceva allora, di suo zio Guglielmo di Sciampagna arcivescovo di Reims. Ma la regina Alice sorella del prelato gli contrastò quella carica, e per terminar la quistione in cui avea preso parte per la madre il re Filippo Augusto, convenne scendere ad un accordo che fu tutto a danno del pupillo i cui diritti che aveva sulla città di Provins furono ceduti alla regina per indurla a desistere (Cartul. de Champ. detto libar prin-cipum, fog. 170 v.°). Nè deve sorprendere che Alice abbia a così alto prezzo posta la sua desistenza. » I tutori, dice >> la Thaumassiere, erano a quel tempo come i signori delle » terre dei loro pupilli e ne pagavano il diritto di ricom-» pera ai signori dominanti. Taluni anche qualificavansi » signori dei feudi appartenenti a quelli ch’essi aveano in » tutela, durante la quale usavano di tutti i diritti e pre-» rogative di signori ; e questa è la ragione per cui il car-» dinal di Sciampagna tutore del conte di Sancerre faceva » col suo nome e colla sua effigie coniar moneta a San-» cene come il conte avrebbe potuto fare egli stesso se