DEI CONTI D’AUVERGNE » maestà vostra di ricevere il suo omaggio e di conservargli » il suo diritto; poiché la stessa giustizia che impone, al » vassallo la legge della sommissione, richiede dal signore » un equo dominio. Se il conte d’Auvergne che dipende » da me, come io dipendo da voi, commise qualche delitto » a vostro riguardo, io son tenuto a rappresentarlo presso » il tribunale della vostra corte; locchè non ho mai ricu-» salo e che offro attualmente di fare pregandovi voler ag-53 gradire questa offerta; e perchè non abbiate su di ciò ve-» run dubbio, sono pronto a darvi ostaggi, se cosi giudi-» cano i grandi del regno » . Suger da cui copiamo questo racconto dice che il re avendo intorno a ciò deliberato coi signori del suo seguito, ricevette gli ostaggi ed assegnò un giorno alle parti per venir ad arringare dinanzi a lui in Orleans; ma il vescovo ed il conte • prevennero il giudizio della corte mercè un accomodamento (Suger, Meyer, Besli, Louvei). Morì Guglielmo al più tardi nel 1136. .Egli avea sposato l’anno 1086 0 1087 Emma figlia di Roggiero conte di Sicilia. Ecco come nacque questo matrimonio giusta un autore contemporaneo: >■> Il re Filippo I, die’egli, avendo » formato il disegno di ripudiare la regina Berta, mandò » 'ambasciatori al conte di Sicilia per chiedergli in matri-» monio sua figlia Emma. Il conte lusingato dalla doinan-» da del re, equipaggiò una flotta e partir fece sua figlia » con una dote e presenti ragguardevoli e la mandò a Saint-n Gilles al conte Raimondo suo genero perchè la conse-» gnasse al re che doveva recarsi colà ad accoglierla. Ma » Raimondo informato che il vero scopo di Filippo era di » impossessarsi dei tesori che portava seco in dote la prin-» cipessa di Sicilia e non quello di sposarla, provvide ai » proprii interessi. Accolse Emma onorevolmente; ma col » pretesto di volerla maritare in mancanza del re a qual-» che gran signore, mandò à chiedere ai capitani dei le-» gni a nome della principessa il denaro eh’ ella aveva » portato col divisamento di farselo suo. I capitani però «temendo di qualche sopcrchieria levarono tosto l’ànco-» ra lasciando la principessa nelle mani di Raimondo e « ritornarono coi loro tesori in Sicilia. Raimondo benché » deluso nella sua espcttazione, trattò per altro benissimo « colla cognata e la maritò col conte di Clermont » (Gauf.