DEI VISCONTI DI LIMOGES 279 conte Guido e suo figlio pei torli da essi fatti all’ abazia di San-Bencdetto sulla Loira nei dominii che questa possedeva nel Limosino, assegna un altro motivo al viaggio fatto dal primo a Roma, diverso da quello che gli dà quel cronista, nè dice motto della condanna pronunciata contra lui dal papa e dal sacro collegio.* Giova di porre sotto gli occhi de’ nostri lettori la sostanza del suo racconto. Àde-mar, die’ egli, figlio del visconte Guido giovine signore, pieno di ambizione, vedendo crescere il numero de’suoi fratelli e temendo non fossero sufficienti a provvederli i beni familiari, risolvette d’impadronirsi di quelli de’suoi vicini. Cominciò dal castello di Brosse, la metà del quale apparteneva ad un signore molto possente, di nome Ugo. Riuscito a spogliamelo si difese contra Guglielmo conte di Poitiers e Bosone conte di Perigord ch’eransi recati ad assediarlo. Trovando poscia a lui comoda la città e il priorato di San-Benedetto del Salto nel Limosino che appartenevano all’abazia di San-Benedetto sulla |Loira, formò il disegno d’invaderli. Per venirne a capo egli afferrò il momento in cui il prevosto Othier, che ne avea la custodia, era assente e vi entrò come un ladro il venerdì della seconda settimana di Quaresima, l’anno 1000 dell’Incarnazione. Othier che non era lungi, intese tosto questa nuova, c senza perder tempo andò ad Ugo di Gargilasso a cui Ademar tolto avea la metà del castello di Brosse, lo persuase a dargli aiuto, e lo condusse colle sue truppe per assediare il priorato del Salto. Giunti davanti la piazza il martedì della terza settimana di Quaresima, vi lanciarono materie infiammate che arsero i fabbricati, ed obbligarono Ademar a salvarsi entro il campanile. Di qui chiese quartiere ad Ugo, il-quale promise di mantenergli salva la vita e le membra ove volesse rendersi co’ suoi prigioniero. Al che avendo egli acconsentito si aprirono le porte della piazza ove parecchi signori insieme con Ademar furono presi. Frattanto Guido suo padre che lo avea consigliato a quella impresa, volendo far credere il contrario, era partito per Roma sotto pretesto di divozione; ma per cammino fu colto da malattia che lo indebolì talmente che fu d’ uopo ricondurlo entro una barella. Ecco un motivo di tale viaggio ben diverso da quello riferito da Ademar di Chabannais