DEI HE DI PORTOGALLO 419 non fu compiuta, perchè non fu restituito il valsente dei legni illegalmcute catturati, uè gastigati i colpevoli. Il desiderio di rendere la citta di Lisbona una delle più belle capitali del mondo per la disposizione delle sue strade e la regolarità dei fabbricati, suggerì un editto del ■ /¡ottobre 1760,che ordinava la demolizione di tutti gli edilìzi ch’eransi salvati dal tremendo tremuoto del 1^55:'e questo editto,a malgrado di alcune mormorazioni, ebbe la sua esecuzione. Benché 4e scosse che si fecero sentire ad intervalli, c segnatamente il 3« marzo 1761,avessero prodotto qualche guasto, il ministro però con una costanza degna di elogio non si lasciò abbattere dallo spavento che incutevano, e dalle ceneri dell’antica capitale uscì più bella un’altra Lisbona. Il 13 febbraio 1761 una convenzione conchiusa tra la Spagna ed il Portogallo portò al colmo i desidcrii di quest'ultima potenza, la quale non avea mai potuto dissimulare 1' amarezza prodotta dalla cessione della colonia del S. Sacramento. Dopo la convenzione gli fu restituita quell’importante possessione, e furono ristabiliti i limiti in America ed in Asia nello stesso stato in cui trovavausi prima del trattato del 17.^0,che si considerò come non avvenuto. Il luglio 1760 fu con un editto creata un’intendenza generale di polizia; nell’aprile dell’anno dopo si fondò il collegio reale dei nobili,ove cento giovani ridalgos.stabiliti in una delle case eli’erano appartenute ai gesuiti, do-veano ricevere un’educazione conforme alla lor nascita (1). La principessa del Brasile.figlia del re, sgravossi il si agosto 1761 del principe di Bcira,cui furono imposti i nomi di Giuseppe Francesco Xaverio. Tosto Giuseppe Ine diede comunicazione al papa, e sembrava la sua lettera annunciasse il desiderio di una riconciliazione, ma a malgrado la risposta del S. Padre fosse concepita ne termini più affettuosi, noti ebbe tale carteggio verun risultainento per quell’istante, atteso clic noi voleva il contedi Oeyras. Que- ^1) Cade qui io acronrio osservare essere dovuti ai gesuiti quasi tolti 1 graniti stabilimenti fondati nel Brasile. Devonsi ad essi l’incoraggiamento nella coltivazione dello zucchero; e le loro case, che servono ora di residenza ai governatori e vescovi, sono le sole che si potrebbero chiamare palazzi, se quello vocabolo non fosse troppo pomposo pel Brasile.