DEI MORI 1)1 SPAGNA de’suoi popoli. Vano e superbo,trattò da schiavi i suoi ministri e cortigiani^ scorrer lasciava più settimane ed anche mesi senza dare udienza ai suoi sudditi, e neppur riceveva i suoi veziri che voleano rendergli conto degli affari dello stato. Tutte le sue cure erano circoscritte a mantenere la tregua coi cristiani, a non dar loro motivo di romperla, e a coltivarsi l’amicizia del re di Tunisi. Sdegnando le costumanze della sua nazione, vietò le lotte, i tornei e gli altri divertimenti cui era solita darsi la gioventù. In tal modo si, rese egli egualmente odioso ai grandi ed al popolo. Il solo che godette del suo favore fu Yusuf ben-Seradj, suo vezirc, cadì di Granata. Quest’uomo, che apparteneva alla più antica e possente famiglia del regno, seppe colla sua autorità contenere da principio la folla dei malcontenti che meditavano di deporre il suo signore. Ma nè la sua prudenza nè il suo credito poterono impedire che in una popolare insurrezione non venisse acclamato a re Mohammed Al-Saghir, cugino del monarca. Mentre gli ammutinati penetravano di viva forza nel palazzo, Mohammed VII, favorito da alcune sue guardie, uscì attraversando i giardini, giunse alle sponde del mare, e travestito da pescatore si pose in una piccola barchetta che lo trasportò alle spiaggie d’Africa, ove trovò asilo presso il suo amico AbuFaris re di Tunisi. Questa rivoluzione accadde l’anno 83i (1427), giusta Cardonne e Chenier (1). Mohammed VII avea regnato circa quattr’anni. i5.° MOHAMMED VIII. AL-SAGHIR. Anno dell’egira 83i (di G. G. 1427). Mohammed,cognominato al Sagkir (il piccolo),fu riconosciuto a Granata e nelle principali città del regno (2). Egli diede feste al popolo, lotte e tornei; e, come vantavasi di essere abilissimo negli esercizii corporali, entrava nelle lizze, mescevasi tra i combattenti, lanciava dardi, e parava quelli degli avver- (1) Conde non ne dico, la data, come fa della maggior parte degli avvenimenti dell’ultimo secolo della storia dei Mori di Granata. E probabile che avrebbe assegnate queste date se la morte non gli avesse impedito di ultimare il suo lavoro. (2) Conde non dà a conoscere la figliazione di epiesto principe ne della più parte degli altri che dopo lui regnarono in Granata.