DEI MORI DI SPAGNA 495 del 4% (*077) gl* facilitò la resa della città, ove rientrò quasi elio subito, mentre le truppe di Toledo forzavano il suo campo per uscire dalla piazza, e tosto si pose ad inseguirle.. Sperava llariz di mantenersi in Cordova,t talmente contava sull’atfelto degli abitanti,ebe lusingavasi di esservi acclamato re: ma dovette ben presto recredersi allorché assediato colà da Motamcd, dopo avere invano sostenuto parecchi assalti e fatto varie sortite , vide il popblo dividersi in fazioni. Temendo di essere consegnato ad un principe di cui incorso aveva lo sdegno, partì sollecitamente da Cordova; ma fu inseguito a briglia sciolta dal monarca, chè il raggiunse, lo trapassò con un colpo di lancia, e lo fece in-fìggere ignominiosamente sovra una croce in un con un caneced esporre sul ponte di Cordova, ove fu lasciato divorar dalle bestie feroci cd uccelli di rapina. Motamcd,avendo in tal guisa ricuperati i suoi stati di Andalusia, dilatate le sue relazioni e cresciuto il numero dei suoi alleati mercè i raggili di Ben Omar, nel nord ed est di Spagna, lo nominò a suo vezir, incaricandolo del conquisto di Mmcia,cui quel generale tolse ai Thaeridi l’anno 471 (1078). Ad impedire che il re di Toledo non tentasse di far rientrare sotto il suo dominio cjuclla regione, inviò Ben Omar in ambasciala, prima presso il re di Castiglia per divergerlo dalfalleanza del sovrano di Toledo, poi presso • suoi amici il re di Saragozza e il conte di Barcellona, per assicurarsi degli aiuti nel casó di bisogno. Tanto colle sue finezze quanto colla sua eloquenza e co’suoi talenti poetici, l’abile ministro riuscì in tutte quelle negoziazioni; ma il favore di cui godeva eccitava mormorazioni presso i principali uflìziali dello stato, che lo incolpavano di non pensare die ai suoi propri interessi.e a trar profitto da ogni cosa. L'anno 473 ( 1079), dopo lunga ed aspra guerra, Al-Mo-tamed terminò il conquisto del regno di Malaga colla presa della capitale e di Algeziras, e mise fine alla dinastia degli Ilamoudidi. L’anno stesso fu afflitta l’Andalusia per lo spazio di quattro mesi da tremuoti continui,che atterrarono parecchi cdifizii e pubblici monumenti, sotto le cui rovine rimasero molti individui sepolti. Il re di Siviglia, insaziàbile nella sua ambizione, inviò per la seconda volta al re di Castiglia il suo astuto vezir,