CRONOLOGIA. STORICA fa sovente male ai buoni. Egli stesso marciò eontra i ribelli,e riportò sovr’essi parecchi vantaggi, senza però poter trarli ad uno scontro decisivo. Dopo lunga c faticosa guerra, pervenne finalmente a snidarli dai loro monti e cacciarli entro quelli di Cazlona. Allora alcuni amici di Abou ’l-Aswad lo esortarono ad implorar la clemenza del generoso monarca; ma egli ricusò il consiglio,e invece'di evitare battaglia, la diede il 4 rabi, 1,168 (24 settembre 784), ove quasi tutta la sua infanteria perì 0 rimase allogata nel Guadalalmiar. Fuggiva allora a Cazlona col più della cavalleria, e tantosto s’addentrò nell’Algarb; mentre i Capi dei ribelli, accusandosi reciprocamente della sofferta sconfitta, qua e là, si dispersero. Abou ’l-Aswad, indebolito per tali diserzioni, battuto in più scontri dagli alcaidi di Badajoz e di Alcantara, ridotto dalla morte e dalla fuga dei suoi a non aver nemmeno un valetto, entrò solo e mascherato in Cauria, ove rimase per qualche tempo incognito, e poi andò a nascondersi nei boschi, ove in preda a tutti i bisogni desiderò l’oscuro suo carcere. La miseria lo avea talmente sfigurato, clic potò senza pericolo recarsi ad Alarcon, vicino a Toledo, ove un anno dopo moriva. Abdel-rahman, liberato da quella guerra, scorse la Lusitana e il nord della Spagna, fondò dovunque moschee, lasciò traccie segnalate della sua beneficenza, e per la via di Astorga e Zamora (1) si condusse a Toledo. Giunto in e Alcaraz, sentì ch’erano stati sterminati gli avanzi dei ribelli dei banditi c fatto prigioniero Caceni loro capo. Egli con- (r) Nuova e convincente prova che la maggior parte delle provincie di Galizia e Leone non appartenevano a quell’epoca al piccolo regno delle A-s turi e. La storia di que’ remoti tempi si racchiude in vecchie cronache, poro autentiche e meno ancora veridiche, di cui ignoransi e gli autori e le date. La storia spagnuola non comincia ad essere accertata se non nel secolo 12.0 sotto la penna di Rodrigo di Toledo e di Luca di Tuy. Il primo consultò pei tempi più bassi i manoscritti arabi; usò, come correttivo e per rilevare la gloria della sua nazione, di antiche tradizioni, ma non citò neppure la cronica d’Isidoro Pacensis. Il dottor Conde nella sua opera, di cui la nostra non è in parte che un estratto, si limitò a tradurre il racconto degli autori arabi, sentendo l’impossibilità di collegarla con quella degli spagnuo-li. In tal guisa la sua storia, salvo alcuni errori cronologici, merita maggior fede di quella de.’migliori autori spagnuoli.